Pubblicato il 7 Febbraio 2022
John adesso è in Ghana, coi fratelli che increduli lo hanno accolto all’aeroporto, col padre, con la sua famiglia. Attenderà con loro la fine del suo percorso, vivendolo così come desiderava, nuovamente cullato dal calore dei suo cari, dai quali 7 anni è stato costretto a dividersi per cercare fortuna in Italia insieme con altri migranti.
L’ultimo sogno del 25enne era quello di riabbracciare il padre e i suoi familiari prima di morire, perché è stato colpito da un tumore che, purtroppo, non gli darà scampo. E il sogno è stato realizzato grazie al cuore degli abitanti di Vignale Monferrato, il centro in provincia di Alessandria che lo ha accolto, che è diventato la sua casa quando è giunto in Italia.
Una vicenda che ha commosso pure Papa Bergoglio, che nell’Angelus scorso ha condiviso la storia, l’esempio di John e della comunità piemontese che ha fatto scattare subito la gara di solidarietà che ha permesso a John di tornare nel suo Paese: “John, che per arrivare qui ha sofferto tutto quello che soffrono tanti migranti, alla fine si è sistemato nel Monferrato. Ha incominciato a lavorare, a fare il suo futuro, in un’azienda vinicola. Poi si è ammalato di un cancro terribile – ha raccontato il Pontefice -, è in fin di vita. E quando gli hanno detto la verità, cosa avrebbe voluto fare, ‘tornare a casa per riabbracciare mio papà prima di morire, morendo penso al papà’. E quel popolo, quel paese del Monferrato hanno fatto subito una raccolta e, imbottito di morfina, lo hanno messo su un aereo, lui e un compagno, e lo hanno inviato perché potesse morire nelle braccia del suo papà. Questo ci fa vedere che oggi, in mezzo a tante brutte notizie, ci sono cose belle, ci sono dei “santi” della porta accanto”.
“E’ un ragazzo stupendo, solare, intelligente, con tanta voglia di lavorare – racconta Ernesto Fumagalli, attivo nel settore delle associazioni e volontario del Club Unesco di Vignale – A settembre, visto che desiderava guadagnare qualcosa in più, gli ho trovato un posto di lavoro a Imola. Così si è trasferito, ma poco dopo si è sentito male. Gli esami clinici non hanno lasciato spazio a dubbi e speranza: aveva un carcinoma al quarto stadio. Così è tornato a Vignale. In questi mesi difficili è stata Gabriella Gaudio ad aiutarlo, come si fa in famiglia. Poi è arrivato, purtroppo, il tempo del ricovero all’hospice di Casale, dove John ha trovato un affetto speciale da parte di chi si è preso cura di lui. Del resto, è un ragazzo a cui non puoi che volere bene. Gli abbiamo fatto capire che non avrebbe più potuto lavorare, non ne avrebbe più avuto la forza e, a quel punto, mi ha chiesto come avrebbe potuto tornare a casa”.
“Alla fine – conclude Fumagalli – siamo riusciti a mettere insieme tutto. Abbiamo comprato i biglietti aerei e chiamato il cugino di John, che lo ha accompagnato. Era felice, mi ha telefonato appena arrivato in Ghana. Mi ha mandato una foto. Uno splendido sorriso pe tutti noi“.

