Pubblicato il 27 Febbraio 2026
Il ricorso civile contro l’amministrazione americana
La famiglia di Francesca Albanese ha avviato un’azione legale contro il presidente Donald Trump e alcuni alti funzionari della sua amministrazione.
Al centro della causa ci sono le sanzioni imposte dagli Stati Uniti alla relatrice speciale dell’Onu per i diritti dei palestinesi nei territori occupati, adottate dopo le sue posizioni favorevoli al perseguimento giudiziario di leader israeliani e di imprese coinvolte nel conflitto a Gaza.
L’atto è stato depositato presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto di Columbia. Secondo i ricorrenti, l’amministrazione avrebbe violato i diritti costituzionali di Albanese, in particolare quelli garantiti dal primo, quarto e quinto emendamento della Costituzione americana, disponendo il congelamento dei beni senza un adeguato procedimento legale.
La richiesta avanzata al giudice è chiara: dichiarare incostituzionali le sanzioni. Nel testo si sottolinea che le misure restrittive possono essere strumenti efficaci contro terrorismo e criminalità, ma diventano illegittime quando vengono utilizzate per “mettere a tacere punti di vista sgraditi” e comprimere diritti fondamentali.
Le conseguenze delle sanzioni
A presentare formalmente il ricorso sono stati il marito di Albanese, Massimiliano Cali, e il figlio della coppia, la cui identità non è stata resa pubblica. Le norme delle Nazioni Unite, infatti, impedirebbero alla relatrice di agire direttamente in prima persona.
Nel ricorso vengono elencati gli effetti concreti delle sanzioni: blocco dei conti bancari, interruzione di collaborazioni accademiche, divieto di ingresso negli Stati Uniti e perdita dell’accesso a un appartamento a Washington utilizzato nell’ambito dell’incarico Onu.
Misure che, secondo la famiglia, avrebbero inciso pesantemente non solo sull’attività professionale della relatrice, ma anche sulla sua vita privata.
Il caso Francia e la retromarcia di Parigi
Parallelamente si sono attenuate le tensioni diplomatiche legate ad alcune dichiarazioni rilasciate da Albanese ad Al Jazeera.
La relatrice ha commentato la decisione della Francia di non chiedere più le sue dimissioni: “Prendo atto che la diplomazia francese ha finalmente cambiato idea”, ha dichiarato intervenendo all’emittente francese BFMTV.
Al tempo stesso, ha aggiunto di aver ritenuto eccessivi i toni utilizzati nei suoi confronti nelle scorse settimane, auspicando “una parola di chiarimento e di scuse”.
In precedenza, il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot aveva ventilato in Parlamento la richiesta di dimissioni della relatrice. Tuttavia, nel corso del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, Parigi ha scelto di limitarsi a un semplice richiamo, evitando una presa di posizione più dura.
La vicenda resta aperta sia sul piano giudiziario negli Stati Uniti sia su quello politico e diplomatico, con possibili sviluppi nei prossimi mesi.

