Pubblicato il 9 Luglio 2026
Foto: Ansa.it
Stop di 45 giorni e sanzione da 10 mila euro
La barca a vela “Trotamar III”, appartenente alla ong CompassCollective, è stata sottoposta a un fermo amministrativo di 45 giorni in seguito a un’operazione di soccorso effettuata il 29 giugno nella zona di ricerca e soccorso (SAR) attribuita alla Libia.
Oltre al fermo dell’imbarcazione, la Prefettura di Agrigento ha disposto il sequestro del mezzo e una sanzione amministrativa di 10 mila euro nei confronti dell’organizzazione.
Il salvataggio e lo sbarco a Lampedusa
L’intervento ha consentito di mettere in salvo 25 persone che si trovavano a bordo di un gommone in difficoltà, successivamente trasferite sulla Trotamar III e fatte sbarcare nel porto di Lampedusa.
Secondo quanto riferito dalla ong, il natante stava imbarcando acqua e aveva il motore in avaria, una situazione che avrebbe rappresentato un grave pericolo per la vita dei migranti.
La posizione della ong
CompassCollective contesta il provvedimento adottato dalle autorità italiane, sostenendo che l’accusa riguarda il mancato coinvolgimento del centro di coordinamento dei soccorsi libico.
L’organizzazione ribadisce che l’equipaggio ha deciso di intervenire per evitare il rischio di un naufragio, sottolineando che le condizioni dell’imbarcazione rendevano necessario un intervento immediato.
«La Libia non è un porto sicuro»
Il responsabile delle operazioni di soccorso, Matthias Wiedenlübbert, ha spiegato che la decisione dell’equipaggio è stata presa per tutelare la vita delle persone soccorse e il rispetto dei diritti umani.
Secondo il rappresentante della ong, la Libia non può essere considerata un luogo sicuro per lo sbarco dei migranti, richiamando le convenzioni internazionali e sostenendo che il ritorno dei naufraghi nel Paese nordafricano non fosse un’opzione praticabile.

