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Lampedusa ricorda le vittime del naufragio, Zuppi: “La dignità umana non ha passaporto”

Pubblicato il 3 Ottobre 2026

Tredici anni dalla tragedia del 3 ottobre

A tredici anni dal naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, l’isola torna a commemorare le 368 persone che persero la vita nel Mediterraneo. Studenti, superstiti e rappresentanti delle istituzioni si sono ritrovati per la Giornata della memoria e dell’accoglienza, promossa dal Comitato 3 ottobre, nato proprio dopo quella tragedia.

Le iniziative sono partite da piazza Castello, con l’esibizione del coro “Le voci del mare” dell’istituto Pirandello, per poi proseguire con la marcia verso la Porta d’Europa, uno dei simboli dell’isola e della memoria delle vittime.

Il messaggio del cardinale Zuppi

Alla commemorazione è intervenuto in videocollegamento il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. Il suo pensiero è stato rivolto innanzitutto ai superstiti, indicati come testimoni fondamentali di una tragedia che non deve essere dimenticata.

Zuppi ha sottolineato il valore della loro testimonianza e la necessità di non trasformare in normalità le morti di persone che affrontano il mare alla ricerca di una vita diversa.

Nel suo intervento, il presidente della Cei ha descritto Lampedusa come una porta attraverso la quale le persone diventano visibili, portando con sé le storie di guerre, sfruttamento, paura e violenza vissute prima della traversata.

“Da questa porta impariamo a vedere”

Secondo Zuppi, guardare a ciò che accade a Lampedusa significa anche confrontarsi con realtà che spesso rimangono lontane dall’attenzione pubblica. Il cardinale ha richiamato in particolare le guerre dimenticate, lo sfruttamento e le violenze subite dai migranti, comprese quelle vissute nei centri di detenzione in Libia.

Il riferimento è anche al rapporto tra il Sud e il resto dell’Europa: secondo Zuppi, ciò che accade sull’isola non può essere considerato una questione circoscritta a una sola parte del continente.

Nel suo intervento ha inoltre ricordato l’invito di papa Francesco a non perdere la capacità di commuoversi davanti alla sofferenza, collegandolo alla responsabilità della Chiesa di riconoscere nelle persone che arrivano via mare prima di tutto la loro umanità.

Il richiamo alle parole di papa Leone

Zuppi ha ripreso anche quanto affermato da papa Leone XIV durante la sua visita a Lampedusa, sottolineando il valore del soccorso e della tutela delle persone in pericolo.

Il messaggio richiamato dal cardinale pone al centro la necessità di salvaguardare la vita di chi si trova in mare e considera la perdita di una vita umana una sconfitta che riguarda l’intera comunità.

La conclusione dell’intervento è stata affidata a un principio espresso con particolare chiarezza: “La dignità umana non ha passaporto e non perde valore quando attraversa una frontiera”.

Una memoria che guarda anche al presente

La ricorrenza del 3 ottobre non riguarda soltanto il ricordo della tragedia del 2013. La Giornata della memoria e dell’accoglienza è diventata anche un momento per richiamare l’attenzione sulle vittime delle attuali rotte migratorie.

Secondo i dati diffusi da UNHCR, OIM e UNICEF, nei primi nove mesi del 2026 sono state registrate circa 1.000 persone morte o disperse lungo la rotta del Mediterraneo centrale, a fronte di una riduzione degli arrivi via mare rispetto all’anno precedente.

A Lampedusa, dunque, il ricordo delle 368 vittime del 2013 si intreccia ancora una volta con la situazione del Mediterraneo e con l’obiettivo dichiarato dagli organizzatori di mantenere viva la memoria di chi non è riuscito a raggiungere la riva.

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