Pubblicato il 7 Agosto 2023
“Per sempre qui dentro”.
Così mamma Lara quando racconta la vita di sua figlia Lavinia Montebove che oggi ha 6 anni e vive in stato vegetativo dopo essere stata investita da un’auto nel parcheggio del nido che frequentava a Velletri nel 2018.
“Dentro a una stanza rosa, piena di bambole e fotografie, di striscioni – racconta Lara – dentro l’enorme silenzio di una bambola bellissima che non parla più, interrotto solo dal mondo fuori che le scorre intorno senza turbarla, mentre trascorre la vita su un letto, con una flebo che la idrata, con una Peg (che serve a nutrirla, ndr.) e una tracheotomia”, dice al Corriere.
“Tetraparesi spastica, diabete insipido, trombosi dei seni venosi, insufficienza respiratoria cronica, trauma cranico da schiacciamento” sono solo alcune delle terribili conseguenze dell’incidente, scritte nero su bianco, nel certificato rilasciato dalla Asl che esonera a vita Lavinia dall’obbligo scolastico.
I genitori lo hanno ricevuto da pochi giorni: la piccola a scuola non andrà mai più.
L’ultima volta che lo ha fatto era al nido, alla Fattoria di Nonna Cocca a Velletri dove il 7 agosto di cinque anni fa, a 16 mesi, è stata lasciata senza controllo nel parcheggio del nido ed è stata investita da una Bmw guidata da una mamma, Sara Colonnelli.
A processo per il tragico evento, oltre a Colonnelli, l’investitrice, è finita la maestra e responsabile dell’asilo, Francesca Rocca, prima imputata per abbandono di minore e ora per lesioni gravissime verso Lavinia e per aver abbandonato la classe, opo la mossa a sorpresa della difesa, che ha chiesto la messa in prova nell’udienza in cui il pm di Velletri ne avrebbe dovuto chiedere la condanna.
Proprio per questo cambio di imputazione la difesa ha chiesto l’istituto della messa a prova e l’11 settembre la giudice deciderà.
Se questa richiesta sarà accolta la maestra imputata prestando la sua opera di volontariato sociale chiuderà i conti con la giustizia e non ci sarà reato, né sentenza.
Per questo il dolore dei genitori di Lavinia che si chiedono come possono accettare che “nostra figlia, nata sana e libera” sia diventata la bambina descritta in quel certificato medico? Lara e Massimo ora, possono solo accudirla, tenersi uniti, crescere i loro figli – c’è il primo figlio che frequentava lo stesso asilo dove è avvenuto l’incidente della sorellina – e lottare ancora in Tribunale dove continuano a chiedere verità.
E proprio per questa ricerca della verità il papà di Lavinia, Massimo Montebove, rinnova il suo appello alla Procura di Velletri perché “si proceda spediti nel procedimento verso un’amica della maestra che siamo stati costretti a denunciare per falsa testimonianza – racconta- La denuncia è stata fatta a dicembre e non abbiamo notizie dopo 8 mesi, voglio sperare che si possa avere un processo. Quando c’è ricerca della giustizia è giusto che accusa e difesa si confrontino anche aspramente in aula, ma non è giusto- continua- che le persone vengano a dire cose false in aula”.
“La maestra sulla sua testa ha due accuse – spiega ancora il papà di Lavinia – prima erano due di abbandono di minore che ora si sono ridotte ad una, quella di aver lasciato gli altri bambini con un comportamento che ha messo a rischio loro e la stessa Lavinia che non andava raccolta da terra e portata in ospedale in macchina come ha fatto, e come confermato dai medici. Resta l’accusa che non abbia custodito Lavinia in modo opportuno, ma non è più abbandono di minore come in origine, si tratta di un’accusa grave ma colposa. La difesa ha chiesto la messa alla prova anticipata con cui si può evitare la sentenza e fare cose di utilità sociale. La messa alla prova presuppone la piena assunzione di responsabilità che non c’è stata mai nei fatti – ribadisce- e prevede la responsabilità anche nel ristoro economico e voglio ricordare che siamo fermi a 1 euro di risarcimento. Speriamo che il giudice valuti bene. Questa cosa metterebbe fine al processo”.
Massimo è un poliziotto e nella giustizia e nelle istituzioni ci crede: “Se non ci credessi tradirei me stesso. Noi vogliamo un processo e una sentenza, questo abbiamo sempre chiesto perché il rischio prescrizione ancora incombe. Rispetto i giudici, ma siamo in un paese democratico e penso di avere il diritto di critica”.
“E’ un dolore che ha cambiato tutto, lo vive Lavinia, noi, il fratello e la sorella. Non ci vogliamo sostituire ai giudici- dice mamma Lara – ma crediamo di essere ancora molto lontani dalla verità che stiamo cercando. Era una bambina sana, si è ritrovata ad essere invalida al 100% senza alcuna possibilità di ripresa. Lavinia vive qui, in questa stanza, o dove riusciamo a portarla con il nostro amore e il passeggino posturale. Questa è la nostra realtà, le aule di Tribunale ci sembrano tanto distanti”, conclude mentre mostra il certificato della Asl che non dice nulla di nuovo, ma conferma nero su bianco la tremenda realtà: sua figlia non andrà mai più a scuola.
Questo certificato “lo sentenzia”, dice Lara. Questo certificato, arrivato poco prima della terribile ricorrenza, è una sentenza.

