« Torna indietro

Legnaro

Legnaro, sparò al ladro sorpreso in casa: Mattarella gli nega la grazia

Pubblicato il 16 Settembre 2023

Walter Onichini, il macellaio di Legnaro, in provincia di Padova, che, dieci anni fa, sparò al ladro che gli entrato in casa, dovrà scontare tutta la pena.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rigettato la sua domanda di grazia. 

Onichini era stato accusato di tentato omicidio e condannato, nel 2021, in via definitiva a quattro anni di carcere, dopo che, il 22 luglio del 2013, aveva reagito ad un furto nella sua abitazione imbracciando il fucile e sperando dal balcone ad uno dei tre ladri. Elson Ndreca, di origini albanesi, nonostante le ferite, era riuscito a salvarsi e, in seguito, era stato condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione. Pena, però, mai scontata in quanto continua a risultare irreperibile. ricostruisce il Corriere.

Nel frattempo, lo scorso 23 gennaio, dopo 19 mesi di reclusione, il macellaio è tornato dalla sua famiglia nell’abitazione di Camponogara, in provincia di Venezia.

Il Tribunale di sorveglianza gli ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Oltre a impegnarsi nel volontariato, Onichini ha iniziato così a lavorare nella macelleria della sorella Chiara sempre in provincia di Venezia. 

Non è però ancora un uomo libero.

Dalle 22 alle 6 del mattino deve restare in casa e non gli è permesso uscire dai confini del Veneto.

La domanda per ricevere la grazia dal Presidente della Repubblica era stata presentata dall’allora moglie, attraverso il legale Ernesto De Toni, il 17 novembre del 2021 al magistrato di sorveglianza. Sul caso era intervenuto anche Matteo Salvini, nonché Fratelli d’Italia. La richiesta è stata inviata al Ministero di Giustizia il 24 agosto dello scorso anno. Dopo quasi due anni, in questi giorni, è arrivata l’annuncio del rigetto da parte di Mattarella. 

“La domanda di grazia è rimasta ferma a Padova per oltre 9 mesi prima di essere trasmessa al Ministro della Giustizia a Roma – spiega l’avvocato De Toni – Dal 23 gennaio di quest’anno Onichini è stato ammesso all’affidamento in prova ai servizi sociali e ha potuto finalmente cercare di riprendere in mano la propria vita. Rimane l’amarezza per la palese diseguaglianza di trattamento per due persone che avevano entrambe commesso dei reati per i quali sono stati condannati, ma una, fino ad allora incensurata, dopo 9 anni dai fatti, è finita in carcere 48 ore dopo che la sentenza era diventata definitiva e vi è rimasta per 16 mesi. Mentre l’altra, pluripregiudicata, irregolare ed espulsa dal territorio italiano, con una pena di 3 anni e otto mesi di reclusione, passata in giudicato da settimane, non ha mai fatto un giorno di carcere”. 

Elson Ndreca, lo scorso 8 marzo, per l’ennesima volta, avrebbe dovuto comparire davanti al Gup di Padova Claudio Marassi perché accusato di falsa testimonianza per non aver fatto i nomi dei suoi complici durante il colpo all’alba del 22 luglio del 2013 a casa di Onichini, per effetto però della nuova legge Cartabia, il giudice ha proceduto con la sentenza di non doversi procedere per mancata conoscenza della pendenza del processo da parte dell’imputato.

Il dispositivo della sentenza, tuttavia, contiene l’avvertimento alla persona eventualmente rintracciata, che il processo a suo carico sarà riaperto davanti allo stesso Tribunale di Padova che ha pronunciato la sentenza. In pratica, nell’eventualità che forze di polizia, entro il 17 gennaio 2026, dovessero rintracciare e fermare Ndreca, il ladro albanese dovrà comparire davanti al Gup per essere processato. Ndreca si era anche costituito parte civile nel processo a Onichini, chiedendo e ottenendo un risarcimento danni di 24.500 euro, ma l’albanese non è rintracciabile. Ndreca, a sua volta, dovrebbe risarcire il macellaio con 15 mila euro, oltre ai 5 mila euro per le spese processuali. Nel frattempo, Onichini, che durante le fasi del processo aveva più volte espresso il suo sentimento di pentimento per quanto accaduto, non potrà dunque tornare libero. 

Era la notte 22 luglio 2013 quando il macellaio di Legnaro era stato svegliato da alcuni rumori al pian terreno della sua abitazione. Spaventato, aveva imbracciato il fucile e vedendo tre persone che cercavano di fuggire da casa sua, aveva sparato dal balcone. Uno dei tre ladri era stato colpito ad un fianco subendo una perforazione gastrica. Poi, aveva raccontato Onichini, se l’era caricato in macchina per portarlo in ospedale. Il ladro ferito era stato soccorso lungo la strada da un passante. Per la Cassazione quella del macellaio era una versione non attendibile e aveva dunque escluso la legittima difesa.

“Penso sempre a quel giorno – ha detto Onichini durante il processo davanti al giudice del Tribunale di sorveglianza – che ha cambiato la mia vita e quella della mia famiglia. In quel frangente ero stato preso dal panico. Mi dispiace e mi sono pentito. Sono pronto a dedicarmi al volontariato”.