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L’Italia torna a emettere titoli di Stato in dollari: raccolti 6 miliardi con domanda record

Pubblicato il 8 Luglio 2026

L’Italia torna sul mercato internazionale dei capitali in valuta americana. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha collocato nuovi titoli di Stato denominati in dollari, un’operazione che non veniva effettuata dal 2021.

L’emissione ha riguardato tre obbligazioni con scadenze differenti, pari a 5, 10 e 30 anni, distribuite nella stessa giornata attraverso quattro grandi istituti finanziari incaricati dal Tesoro.

L’operazione ha registrato un forte interesse da parte degli investitori: gli ordini hanno raggiunto circa 19,7 miliardi di dollari, oltre tre volte l’importo messo a disposizione, permettendo allo Stato di raccogliere 6 miliardi di dollari nominali.

Come funzionano i nuovi titoli di Stato in dollari

A differenza dei tradizionali Btp emessi in euro, questi strumenti prevedono che gli investitori prestino denaro allo Stato italiano in dollari.

In cambio ricevono cedole periodiche ogni sei mesi e, alla scadenza del titolo, ottengono il rimborso del capitale sempre nella valuta statunitense.

Il debitore resta comunque lo stesso: la Repubblica italiana, ma il fattore valutario assume un ruolo centrale perché il valore finale dell’investimento dipende anche dall’andamento del cambio tra dollaro ed euro.

Le tre emissioni: scadenze e rendimenti

Il collocamento è stato suddiviso in tre tranche:

  • Titolo a 5 anni: scadenza il 14 luglio 2031, cedola annua del 4,5% e rendimento lordo del 4,626%. L’importo emesso è stato di 2,5 miliardi di dollari.
  • Titolo a 10 anni: scadenza il 14 luglio 2036, cedola del 5,125% e rendimento lordo del 5,166%. Anche in questo caso l’importo collocato è stato di 2,5 miliardi di dollari.
  • Titolo a 30 anni: scadenza il 14 luglio 2056, cedola del 6% e rendimento lordo del 6,101%. L’emissione è stata pari a 1 miliardo di dollari.

Il ruolo del cambio dollaro-euro

Per chi acquista obbligazioni in dollari, oltre al rendimento garantito dalle cedole, diventa fondamentale l’andamento della valuta.

Se il dollaro si rafforza rispetto all’euro, un investitore europeo può ottenere un guadagno aggiuntivo sul cambio. Al contrario, un indebolimento della valuta americana può ridurre o annullare parte del rendimento ottenuto.

Per questo motivo, i titoli in dollari presentano caratteristiche diverse rispetto ai Btp tradizionali acquistati in euro.

Le banche coinvolte nel collocamento

Per realizzare l’operazione, il Tesoro si è affidato a quattro grandi banche internazionali incaricate di raccogliere gli ordini degli investitori:

  • BofA Securities Europe
  • Citigroup Global Markets Europe
  • Goldman Sachs Bank Europe
  • Morgan Stanley Europe

Perché l’Italia è tornata sul mercato in dollari

Il ritorno alle emissioni in valuta americana arriva in una fase in cui il debito pubblico italiano supera i 3.000 miliardi di euro e il finanziamento sui mercati rappresenta una necessità costante.

Secondo quanto riportato da Reuters citando il responsabile del debito pubblico del Mef, Davide Iacovoni, l’obiettivo del Tesoro è ampliare la platea degli investitori e rafforzare la presenza dell’Italia sui mercati internazionali.

Il Ministero dell’Economia ha inoltre precisato che con un successivo comunicato saranno forniti maggiori dettagli sulla composizione della domanda, chiarendo il peso relativo di fondi, banche, assicurazioni e altri investitori istituzionali.

In base al cambio di riferimento utilizzato, l’incasso dell’operazione equivale a circa 5,2 miliardi di euro.

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