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L’omicidio di Giulio Giaccio: ucciso per errore e sciolto nell’acido, la famiglia rifiuta risarcimento

Pubblicato il 19 Giugno 2025

Il tragico errore che ha portato alla morte di Giulio Giaccio

Giulio Giaccio, giovane operaio di 26 anni, è stato ucciso e sciolto nell’acido a causa di un tragico errore di identità. Il giovane, infatti, è stato scambiato per l’amante della sorella di un camorrista appartenente al clan Polverino. L’omicidio, avvenuto il 30 luglio 2000, è stato compiuto da alcuni membri del clan che lo hanno sequestrato con il pretesto di un controllo, fingendosi poliziotti. Una volta in loro potere, Giaccio è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa e il suo corpo distrutto per cancellare ogni traccia.

La Procura chiede il riconoscimento dell’aggravante mafiosa

Nel processo di secondo grado, la Procura generale di Napoli ha richiesto il riconoscimento dell’aggravante mafiosa, un elemento che finora non era stato preso in considerazione. Il sostituto procuratore ha chiesto la conferma delle condanne in primo grado per due degli imputati e una riduzione della pena per il terzo, che, divenuto collaboratore di giustizia, ha rivelato agli inquirenti i dettagli dell’omicidio. Gli imputati sono Salvatore Cammarota, accusato di aver voluto la morte di Giaccio, Carlo Nappi e Roberto Perrone. I primi due sono stati condannati a 30 anni, mentre la pena per Perrone, in seguito alla collaborazione, è stata ridotta a 9 anni e 4 mesi.

Le richieste legali della famiglia Giaccio

Nel corso della stessa udienza, l’avvocato della famiglia Giaccio, Alessandro Motta, ha sostenuto le richieste della Procura, enfatizzando l’importanza di considerare l’omicidio come un crimine legato alla camorra. Secondo il legale, l’operaio ucciso deve essere riconosciuto come una vittima del clan, non solo per la sua giovane età ma anche per la sua onestà e la posizione della sua famiglia.

La famiglia Giaccio rifiuta il risarcimento

Nonostante le offerte di risarcimento, la famiglia di Giulio Giaccio ha deciso di rifiutare qualsiasi indennizzo da parte di Salvatore Cammarota, uno degli imputati. Cammarota aveva offerto prima un appartamento e successivamente una somma di 80mila euro, portando l’offerta totale a circa 200mila euro. Tuttavia, la famiglia ha respinto fermamente ogni proposta.

L’omicidio di Giaccio è stato ricostruito grazie alle dichiarazioni di un suo amico, che era con lui nel quartiere Pianura quella sera. I finti poliziotti avevano interrogato Giaccio sul suo nome e, nonostante la risposta corretta, lo avevano caricato in auto, facendo perdere le sue tracce per sempre.

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