Pubblicato il 14 Novembre 2025
La sfida al governo Meloni sulla manovra 2026
Il Movimento 5 Stelle lancia una proposta destinata ad aprire un nuovo fronte nel dibattito sulla manovra 2026: aumentare in modo significativo la no tax area, portandola dagli attuali 8.500 euro a 20.000 euro, con un effetto di trascinamento fino ai 60.000 euro di reddito.
L’obiettivo è intervenire sulle imposte pagate dai cittadini con redditi più bassi, in un momento in cui la legge di bilancio è all’esame della commissione Bilancio del Senato.
Il M5S ha depositato oltre 1.500 emendamenti, tra cui quello dedicato proprio all’ampliamento della fascia esentasse.
Benefici fino a 160 euro al mese secondo il M5S
La no tax area rappresenta la soglia di reddito sotto la quale non si pagano imposte Irpef. Nel 2024, dopo la riforma fiscale voluta dal viceministro Maurizio Leo, la soglia è stata fissata a meno di 8.500 euro per dipendenti e pensionati, restando invece a 5.500 euro per gli autonomi occasionali.
Secondo quanto spiegato da Stefano Patuanelli, l’ampliamento garantirebbe un beneficio mensile fino a 150-160 euro per le fasce più fragili e sarebbe anche un segnale concreto al ceto medio, che secondo il M5S sarebbe stato penalizzato dal “minitaglio Irpef” introdotto dal governo.
Il costo stimato della misura per lo Stato sarebbe di 12 miliardi di euro.
Le altre priorità del Movimento: assegno unico e sanità
Patuanelli ha illustrato anche gli altri punti chiave degli emendamenti M5S, pensati per “ribaltare” la manovra del governo Meloni.
Tra questi spiccano il potenziamento dell’assegno unico, definito insufficiente di fronte al record negativo di denatalità, e l’aumento dei fondi al Servizio sanitario nazionale, duramente colpito – secondo il Movimento – da tagli continui che avrebbero imposto agli italiani una sorta di patrimoniale nascosta attraverso le spese sanitarie private.
Le proposte per le imprese: ritorno ai crediti d’imposta
Sul fronte economico-produttivo, il Movimento 5 Stelle chiede il ripristino dei crediti d’imposta legati al programma Transizione 4.0, ritenuto più efficace per sostenere le imprese.
Patuanelli critica duramente le misure introdotte dal governo, definendo “fallimentari” strumenti come Transizione 5.0 e l’Ires premiale, oltre alla cancellazione della compensazione tra crediti d’imposta e debiti previdenziali e al ritorno ai maxi-ammortamenti, giudicati utili solo per aziende già strutturate e in utile, escludendo di fatto molte PMI e realtà emergenti.
Il M5S si prepara così a una vera battaglia parlamentare per modificare in profondità la legge di bilancio.

