Pubblicato il 14 Luglio 2026
La relazione medico-legale chiarisce le cause del decesso
L’autopsia eseguita sui corpi di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute a Pietracatella, in provincia di Campobasso, dopo un pranzo nel periodo natalizio, ha confermato che entrambe sono morte a causa di un’intossicazione acuta da ricina, una delle tossine naturali più pericolose conosciute.
La relazione, composta da 838 pagine, conclude che la quantità di veleno presente nell’organismo delle due vittime era talmente elevata da rendere praticamente impossibile qualsiasi intervento salvavita.
La ricina è una proteina altamente tossica che si ricava dai semi della pianta del ricino (Ricinus communis).
La quantità di tossina rendeva inutili altri interventi sanitari
Secondo gli esperti che hanno firmato la perizia, l’elevata concentrazione di ricina rilevata negli esami tossicologici, unita all’assenza di un antidoto specifico e alla rapidissima evoluzione del quadro clinico, rende improbabile che una diversa gestione medica avrebbe potuto evitare il decesso.
Nella relazione si evidenzia infatti che non è possibile affermare che un diverso approccio sanitario avrebbe cambiato l’esito della vicenda, proprio a causa dell’enorme quantità di tossina ingerita.
Le dimissioni dal pronto soccorso e la posizione dei medici
Poche ore prima della morte, madre e figlia si erano presentate al pronto soccorso dell’ospedale Antonio Cardarelli di Campobasso, lamentando un malessere che era stato inizialmente interpretato come una comune gastroenterite o influenza intestinale.
Successivamente erano state dimesse.
Le conclusioni dell’autopsia sembrano ora rafforzare la posizione dei cinque medici indagati per omicidio colposo, suggerendo che, considerate le condizioni cliniche e la massiccia esposizione alla tossina, l’esito sarebbe stato difficilmente evitabile.
La perizia è stata redatta da Benedetta Pia De Luca, Francesco Giovanni Battista Laterza, Alessandro Locatelli e Daniele Merli, con la collaborazione del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia.
Valori elevatissimi di ricina nel sangue
Le analisi chimico-tossicologiche hanno rilevato concentrazioni estremamente elevate di ricina nel sangue di entrambe le vittime.
In particolare sono stati riscontrati:
- 722 nanogrammi per millilitro nel sangue della madre;
- 630 nanogrammi per millilitro in quello della figlia.
Secondo gli esperti, questi valori risultano compatibili con un’intossicazione acuta da tossine del ricino.
Il veleno sarebbe stato ingerito tra il 23 e il 24 dicembre
Gli specialisti ritengono che la sostanza tossica sia stata assunta con maggiore probabilità per via orale.
La comparsa dei primi sintomi, registrata nella mattinata del 25 dicembre, porta gli investigatori a ipotizzare che l’esposizione alla ricina sia avvenuta tra il 23 e il 24 dicembre, durante i pasti consumati dalla famiglia in occasione delle festività natalizie.
Proseguono le indagini per individuare l’origine della contaminazione
Nonostante siano state accertate le cause del decesso, resta ancora da chiarire in che modo la ricina sia entrata nell’organismo delle due donne.
Gli investigatori stanno cercando di capire se la tossina sia stata mescolata a un alimento oppure a una bevanda, ma al momento non esistono certezze.
Per fare luce sulla vicenda saranno analizzati circa 70 alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita, oltre a indumenti, mobili e altri oggetti presenti nella casa.
Agli accertamenti parteciperanno anche specialisti internazionali, tra cui esperti del Robert Koch Institut di Berlino, con l’obiettivo di ricostruire con precisione la dinamica dell’avvelenamento.

