Pubblicato il 10 Agosto 2024
Grandi polemiche per la scarcerazione di Simone Boccaccini, ex brigatista che partecipò all’omicidio di Marco Biagi, il giuslavorista ucciso il 19 marzo 2002 dalle Br-Pcc sotto casa sua a Bologna. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera Boccaccini è uscito dal carcere di Alessandria grazie ad un una riduzione della pena di 10 mesi e alla buona condotta, come ravvisato dal Tribunale di Sorveglianza di Alessandria.
La storia di Simone Boccaccini
Il primo giugno del 2005 Boccaccini fu condannato dalla Corte di Assise di Bologna a 25 anni e 10 mesi di reclusione, compresi i 5 anni e 8 mesi per associazione sovversiva del processo D’Antona. La pena fu poi ridotta nel 2006 a 21 anni in Appello, sentenza poi confermata definitivamente dalla Cassazione.
L’ex Br, oggi 64enne, a suo tempo era un idraulico del Comune di Firenze e sindacalista delle Rdb, dove venne radiato. Secondo l’accusa avrebbe partecipato attivamente al delitto di Marco Biagi, con pedinamenti vari a Bologna poco prima dell’agguato. Al professore fu tolta la scorta pochi mesi prima dell’omicidio e a compiere materialmente l’assassinio fu Mario Galesi, morto un anno dopo in una sparatoria.
La rabbia di Lorenzo, figlio di Marco Biagi
Lorenzo Biagi, figlio di Marco, già quando Boccaccini ottenne uno sconto di pena dichiarò che i brigatisti che hanno ucciso il padre dovevano scontare la pena fino all’ultimo giorno. “Altrimenti significa che non viene fatta giustizia un’altra volta, dopo il caso della mancata scorta a mio babbo” – osservò.
Adesso che è arrivata la notizia della scarcerazione dell’ex Br, il sentimento di frustrazione e di rabbia è lo stesso. Ha ribadito che non dovrebbero essere previsti sconti di pena per i terroristi, “ma la giustizia italiana funziona così” – ha detto amaramente. La liberazione di Boccaccini lo ha profondamente ferito, ma lui non può fare altro che ignorare gli assassini di suo padre e andare avanti con la sua vita, poiché non ha alternativa.

