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Martino Benzi

Martino Benzi e l’amore per il figlio: il profilo dell’ingegnere che ha sterminato la sua famiglia ad Alessandria

Pubblicato il 27 Settembre 2023

“A maggio 2006 mi è nato un bel bambino, all’età in cui qualche mio compagno di scuola diventava nonno”.

Scriveva così Martino Benzi del figlio Matteo, l’ingegnere che oggi, ad Alessandria, ha sterminato la famiglia, uccidendo a coltellate il 17enne, la moglie Monica Berta, 55 anni, e la suocera Carla Schiffo, 78 anni, per poi sgozzarsi.

Benzi avrebbe festeggiato 67 anni tra pochi giorni. Classe 1956, alessandrino nato il 5 ottobre, l’uomo era un libero professionista e da oltre vent’anni lavorava nel campo dell’informatica e della comunicazione.

Si occupava prevalentemente di siti web, progettandoli e curandone il posizionamento nei motori di ricerca.

Dopo aver frequentato il liceo scientifico, nel 1982 ha conseguito la laurea in ingegneria idraulica al Politecnico di Torino con una tesi in fluidodinamica. Un ambito di cui non si è più occupato una volta terminata la carriera universitaria. Iscritto nel registro degli ingegneri di Alessandria, dal 2001 ha iniziato ad operare esclusivamente come libero professionista, ricostruisce il Corriere.

La sua vita è significativamente cambiata nel 2006, a cinquant’anni, con la nascita di Matteo.

Di lui parlava così, nella pagina autobiografica del proprio sito web: ” A maggio 2006 mi è nato un bel bambino, all’età in cui qualche mio compagno di scuola diventava nonno. Non credo di aver bisogno di dirti che una cosa del genere contribuisce – mi costringe – a mantenermi giovane e al passo coi tempi. Ogni tanto vi affliggerò con post di vita personale, del tipo padre orgoglione che comunica all’universo mondo che il pargolo è il primo esemplare di Homo sapiens sapiens ad andare in prima elementare”.

Martino Benzi

Benzi amava scrivere del figlio: dal primo dentino al lavoretto fatto con gli stuzzicadenti.

“Mi piace raccontare. E scrivere. Ho incominciato a farlo seriamente il giorno in cui mio figlio ha compiuto diciotto mesi e all’inizio era la trascrizione delle favole raccontate a lui, poi sono diventate storie per quando fosse stato più grande”.