Pubblicato il 27 Aprile 2023
“Siamo tutti orchi cattivi, non solo mia mamma, tutti. Perché questa ragazza si poteva salvare”.
Sono le parole di Anna, 22 anni, ai microfoni di Chi l’ha Visto?, intervista precedente agli arresti e andata in onda solo ora. È la figlia di Barbara Vacchiano e la sorella del minorenne arrestato per l’omicidio della 29enne Marzia Capezzuti, il cui cadavere fu trovato in un casolare abbandonato nella zona di Pontecagnano-Faiano.
Di Marzia, Anna ha un ricordo tenero: “La mattina mi portava il caffè. Lei mi diceva che mi vedeva come la sorella più piccola. Se ti vedeva che stavi male ti veniva vicino. Era una ragazza che non meritava questo. Io ci ho vissuto insieme e chiedo scusa da parte di mia mamma… ma le scuse non la riporteranno indietro. Si deve pagare ora per gli abusi, per i maltrattamenti e per l’omicidio. Io non sono per la legge, la mia famiglia è pregiudicata. Sono per la giustizia e questa ragazza se la merita”.
Anche Anna è indagata per maltrattamenti, anche se dalla sua segnalazione è iniziata l’indagine che ha portato all’emissione del provvedimento cautelare nei confronti della donna 46enne, del compagno 37enne Damiano Noschese e di un loro figlio 15enne.
“Io non l’ho toccata neanche con un dito – afferma, poi risponde alle decine di messaggi aggressivi sui social, dove viene chiamata anche assassina – Non sanno come sono andate le cose”.
Poi specifica che i maltrattamenti sono iniziati l’ultimo anno: “L’ultima volta che l’ho vista era febbraio o marzo. Io, era un anno che non vivevo più in quella casa”.
Quando le viene chiesto: “Hai visto le foto, qualcuno l’ha picchiata?”, Anna non risponde, guarda in alto.
Poi prende fiato: “Una volta volevo portarla in ospedale. Era gennaio o febbraio. Marzia prima ha detto di sì. Poi di no. Io penso che la ragazza abbia subito le violenze e i maltrattamenti. Io non vivevo più lì da un anno e ci andavo ogni tanto. E ogni volta che ci andavo, in quella casa, Marzia non c’era”. Sono parole difficili da pronunciare, mettendoci la faccia.
“Posso prendere le distanze da mia madre, non dai miei fratelli. Non posso andare contro la mia famiglia – aggiunge Anna – Quella ragazza io volevo salvarla e non ci sono riuscita. Una volta ho visto un episodio brutto… Ho visto Marzia ingerire un mozzicone di sigaretta”. E chi è stato? “L’orco cattivo”.
I genitori Ciro e Laura – assistiti dall’avvocato Nicodemo Gentile – presenti in trasmissione, hanno ascoltato l’intervista. Ciro Capezzuti ha affermato: “Da padre, da genitore, da essere umano, dico che in parte mi dispiace per questa ragazza che comunque è indagata, ma sotto il profilo umano capisco che era a sua volta vittima della madre. Alla ragazza dico, se è veramente dispiaciuta, che ora prenda le distanze. E avrebbe potuto farlo prima”.
Una videochiamata fatta dal fratello ad Anna in cui il ragazzo – di appena 15 anni – afferma: “È finita, l’amm affugat” (l’abbiamo soffocata, ndr). Poi la ragazza dice: “Tu? L’hai uccisa tu? Io speravo che non avessi fatto niente, tu sei piccolino”. E il fratello incalza: “Non devi dire niente”.
Era come una schiava, Marzia. Picchiata, torturata. Marchiata a fuoco come un animale di proprietà. Dietro la schiena aveva due lettere, V e B, le iniziali di Barbara Vacchiano.
Anna, la figlia di Barbara, aveva chiesto aiuto. Di lei il giudice Alfonso Scermino riferisce che è l’unica che avrebbe mantenuto la sua umanità.
“Non se lo aspetterebbe mai e quando lo saprà mi odierà. Io non sono orgogliosa di lei, io ero succube di mia madre come i miei fratelli” riferisce Anna. “Io cosa posso dire al padre e alla madre di Marzia? – aggiunge -. Solo scusa. Posso dire a loro di fare a me quello che mia madre ha fatto a Marzia? Più di dire: pago io le colpe di mia madre, non posso fare. Ma sappiano che non è stata sempre sola, che accanto a lei ha avuto anche qualcuno che le voleva bene. Meglio essere morta che stare in quella casa”.
Il padre di Marzia, Ciro, è scettico: “Io sono una persona di fede, peccatore come tutti i cristiani, e so riconoscere quando uno dice la verità. Io prendo le distanze da questa ragazza e gli attribuisco, se non le stesse responsabilità… io non le credo”.
C’è da dire che è Anna ad aver aperto uno squarcio nel muro di omertà che si viveva in quella casa dell’orrore, denunciando la madre e raccontando tutto prima al centro antiviolenza e poi alla Procura di Salerno. Le sue segnalazioni, fatte prima con telefonate anonime, erano state dapprima sottovalutate. Anna invitava ad andare a perquisire quella casa, a vedere lo sgabuzzino in cui veniva tenuta la ragazza.
Nicodemo Gentile, avvocato della famiglia di Marzia Capezzuti, ha affermato: “Prima che Marzia sparisse pare che girassero già delle immagini sulla condizione della ragazza. Spero che su questo si faccia chiarezza”.
“In quello sgabuzzino qualcuno ci doveva andare, perché di Marzia parlava tutto il paese – poi aggiunge – In pochi casi c’è una carrellata così grave di reati. Il giudice parla di abominio e usa una locuzione terribile: soluzione finale”.

