Pubblicato il 8 Luglio 2022
Gli aveva tappato la bocca con lo scotch, e poi gli aveva inferto 3 coltellate mortali. Il piccolo Matias si fidava di lui, era il suo papà, non poteva immaginare di essere in pericolo, di essere in compagnia di un mostro, che lo ha ucciso così.
Mirko Tomkow, il 45enne polacco che lo scorso 16 novembre ha ucciso il figlio di appena 10 anni, a Vetralla, in provincia di Viterbo, è stato condannato all’ergastolo.
I giudici della Corte d’Assise di Viterbo hanno accolto l’impianto accusatorio della Procura.
Per Tomkow l’accusa era di omicidio volontario pluriaggravato. Il bambino venne ucciso in casa e a ritrovare il corpo è stata la mamma, rientrando in casa dal lavoro.
Nei confronti di Tomkow gravava un divieto di avvicinamento alla famiglia.
Per la Procura, dunque, è omicidio premeditato: la pm Paola Conti, che nel corso della sua lunga requisitoria ha ripercorso passo dopo passo i fatti avvenuti a Cura di Vetralla.
Nella prima udienza, aveva dichiarato: “L’accusa ha il compito e il fine di dimostrare come Mirko Tomkow, già destinatario di un provvedimento di allontanamento della casa familiare e di un divieto di avvicinamento, si sia recato presso l’abitazione della moglie con premeditazione per vendicarsi di lei, cagionando la morte del piccolo Matias, maturando il suo proposito criminale poiché colpito nell’orgoglio per la perdita del possesso della donna, e ha privato della vita il figlio con coltellate e apponendo un nastro sulla bocca determinando la sua morte per asfissia”.
L’assassino in aula, aveva affermato:
“Matias mi diceva vai via, non puoi stare qui. Mi dava fastidio che urlasse. Gli ho messo lo scotch sul viso. E così l’ho fatto smettere”.
Ma sul corpo del piccolo, oltre allo scotch, sono state inferte tre evidenti, brutali e mortali coltellate.

