Pubblicato il 18 Giugno 2026
Scotti: «La sede giusta per decidere è la contrattazione»
Si apre una nuova fase nel confronto sul ruolo dei medici di famiglia all’interno delle Case di comunità. Dopo l’approvazione da parte del Comitato di settore Regione-Sanità della Conferenza delle Regioni di un atto di indirizzo finalizzato a un accordo transitorio, la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) accoglie positivamente il cambio di rotta.
Il segretario generale della Fimmg, Silvestro Scotti, nella foto d’apertura, respinge le accuse rivolte in passato alla categoria e sottolinea come la rappresentanza sindacale sia un diritto garantito dalla Costituzione e non un privilegio riservato a pochi.
L’atto di indirizzo segna un cambio di metodo
Secondo Scotti, il nuovo atto di indirizzo rappresenta molto più di un semplice passaggio tecnico. Si tratta infatti del ritorno alla contrattazione come strumento centrale per definire le condizioni di lavoro dei medici di medicina generale.
Per il leader della Fimmg, ogni aspetto che riguarda il rapporto convenzionale deve essere affrontato attraverso il negoziato, che non può essere considerato una concessione ma il percorso corretto e previsto dall’ordinamento per regolare i rapporti di lavoro.
Resta però un elemento fondamentale: il tempo. La scadenza fissata al 30 giugno impone infatti di accelerare il confronto per arrivare rapidamente a una soluzione condivisa.
Case di comunità, in gioco il futuro dell’assistenza territoriale
Con il clima di tensione che sembra progressivamente attenuarsi, Scotti ribadisce che la tutela dei professionisti e quella del Servizio sanitario nazionale non possono essere considerate obiettivi contrapposti.
A suo giudizio, il successo delle Case di comunità è essenziale per il rafforzamento dell’assistenza territoriale. Se queste strutture dovessero rimanere prive di personale e servizi adeguati, a essere compromessa non sarebbe soltanto una categoria professionale, ma anche l’impegno assunto dall’Italia nell’ambito del PNRR e il funzionamento dell’intero sistema sanitario di prossimità.
Per questo motivo, la Federazione dichiara di voler affrontare il confronto con spirito costruttivo e senso di responsabilità.
Prestazioni aggiuntive e compensi garantiti
Uno dei temi più discussi riguarda l’impegno richiesto ai medici nelle nuove strutture territoriali. Scotti precisa che non si tratta di un aumento dell’orario di lavoro senza riconoscimento economico.
Al contrario, le attività previste nelle Case di comunità verrebbero considerate prestazioni aggiuntive, con compensi specifici e risorse dedicate, legate a funzioni chiaramente individuate.
Una precisazione che, secondo la Fimmg, è necessaria per evitare interpretazioni fuorvianti e ricostruzioni non corrispondenti alla realtà dei fatti.
Le critiche al dibattito pubblico
Scotti si mostra inoltre critico nei confronti del modo in cui il tema è stato affrontato nel dibattito mediatico e sui social network.
Secondo il segretario della Fimmg, la ricerca del consenso immediato spesso prevale sull’approfondimento delle questioni, generando confusione tra diritti, doveri e rivendicazioni. Un fenomeno che rischia di semplificare eccessivamente un tema complesso come la riorganizzazione della medicina territoriale.
Obiettivo accordo entro il 30 giugno e rinnovo della convenzione
Archiviata l’ipotesi di riforma che aveva alimentato lo scontro nelle ultime settimane, la Federazione si dichiara pronta a lavorare immediatamente per raggiungere l’obiettivo fissato entro la fine di giugno.
Successivamente l’attenzione si sposterà sul rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale (ACN) per il triennio 2025-2027, considerato un passaggio decisivo per il futuro della medicina generale.
Retribuzioni più vicine ai tempi reali del lavoro
Tra gli aspetti più rilevanti del prossimo negoziato vi è quello economico. Scotti evidenzia come il nuovo accordo potrebbe finalmente consentire ai medici di famiglia di ottenere adeguamenti retributivi in linea con il periodo effettivo di validità del contratto.
L’obiettivo è superare il meccanismo che in passato ha spesso portato al riconoscimento degli aumenti solo a contratto ormai scaduto, garantendo invece una remunerazione più coerente con il lavoro svolto e con il contesto economico del momento.
Una prospettiva che, se confermata, rappresenterebbe una significativa novità per l’intero settore della medicina generale.

