Pubblicato il 18 Aprile 2023
In carcere Luciano Mottola, 38 anni, (nella foto d’apertura) eletto primo cittadino di Melito nel 2021 con il sostegno di Fratelli d’Italia e 9 liste civiche. Per gli inquirenti una candidata è stata costretta a fare campagna elettorale per gli avversari
E’ un vero terremoto giudiziario quello che ha travolto il Comune di Melito di Napoli, grosso centro popolato da 35mila abitanti circa, confinante con l’area nord del capoluogo partenopeo. L’ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda partenopea, nell’ambito di un’inchiesta su presunti casi di scambio elettorale politico mafioso, ha disposto la custodia cautelare in carcere per il sindaco Luciano Mottola, 38 anni, eletto nel 2021 con il sostegno di una coalizione formata da Fratelli d’Italia e altre 9 liste civiche. Mottola – che al ballottaggio ha superato di soli 387 voti la candidata di Pd, M5S e Freemelito Dominique Pellecchia – aveva già ricoperto la carica di sindaco facente funzioni dopo la morte di novembre 2020 del primo cittadino Antonio Amente.
In carcere anche Rocco Marrone, 37enne presidente del Consiglio comunale, eletto con la lista ‘Melito più’, la più votata tra quelle a sostegno della candidatura a sindaco di Mottola alle amministrative del 2021.
Nella mattinata di oggi (18 aprile), personale della Direzione investigativa antimafia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 18 persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di scambio elettorale politico mafioso, attentati ai diritti politici del cittadino, associazione di tipo mafioso, corruzione, concorso esterno in associazione mafiosa, tentata estorsione.
Il provvedimento è frutto delle indagini svolte dalla Dia di Napoli e coordinate dalla Dda a partire dalle notizie inizialmente acquisite sull’interesse della criminalità organizzata nelle elezioni del sindaco e per il rinnovo del Consiglio Comunale di Melito di Napoli.
Il Gip ha ritenuto che, allo stato, dalle indagini siano emersi gravi indizi sull’esistenza di un accordo già per il primo turno di votazioni, svoltosi il 3 e 4 ottobre 2021, tra esponenti della criminalità organizzata operante in quel territorio, clan Amato Pagano, e alcuni rappresentanti della coalizione a sostegno del candidato sindaco Nunzio Marrone (quest’ultimo non indagato) che avrebbero accettato la promessa, da parte dei referenti dell’organizzazione criminale, di procurare alla coalizione e allo stesso candidato sindaco i voti degli appartenenti al clan, dei soggetti ad esso legati e dei residenti del rione popolare destinatari di pressioni ed intimidazioni, in cambio dell’erogazione di somme di danaro e di altre utilità nonché della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione camorristica, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento omertoso derivante dall’organizzazione camorristica denominata clan Amato Pagano, anche attraverso l’individuazione di candidati alla carica di consigliere comunale di riferimento del clan.
Le minacce alla candidata al consiglio comunale
In questa fase sarebbe stato persino impedito l’esercizio dei diritti politici di una candidata al consiglio comunale costretta, con gravi minacce, quali l’allontanamento dall’abitazione o la chiusura del negozio, a svolgere campagna elettorale non per sé ma per un candidato dell’opposta coalizione gradito al clan.
Diverso, invece, lo scenario, al secondo turno, quando i rappresentanti della coalizione a sostegno di Mottola sarebbero andati a chiedere sostegno agli esponenti del clan per il proprio candidato. Esponenti della coalizione a sostegno di Mottola, quindi, hanno accettato la promessa, da parte del referente di zona del clan Amato Pagano ucciso il 23 gennaio scorso in un agguato di stampo camorristico, di procurare, per il ballottaggio, voti o con le minacce o con denaro o con promesse di posti di lavoro.

