Pubblicato il 18 Gennaio 2023
I magistrati della Procura di Palermo e i carabinieri del Ros avrebbero individuato un secondo covo utilizzato da Matteo Messina Denaro, catturato a Palermo dopo 30 anni di latitanza.
Oltre all’appartamento di vicolo San Vito a Campobello di Mazara, scoperto ieri, il capomafia avrebbe fatto realizzare una sorta di bunker all’interno di un’altra abitazione nella stessa area.

Diverse scatole, oggetti vari, compresi quadri e altro materiale di cui nelle prossime ore occorrerà vagliare l’utilità per le indagini su Matteo Messina Denaro. E’ questo che è stato ritrovato in un piccolo bunker, ricavato in una stanza di un appartamento di via Maggiore Toselli, 34, a Campobello di Mazara, nascosto dietro a un armadio dal fondo scorrevole. Non si esclude, però, che qualcuno nelle ultime 48 ore possa averlo ripulito, facendo sparire le cose più scottanti.

La casa appartiene ad Errico Risalvato, ex consigliere comunale di Castelvetrano, sfiorato due volte da indagini di mafia e sempre scagionato. L’appartamento è rimasto nella sua disponibilità in tutto il tempo che è passato dalla cattura dell’ex superlatitante (avvenuta lunedì mattina alla clinica Maddalena a Palermo) e oggi pomeriggio, circa 48 ore. Da qui il sospetto che possano essere state portate via delle cose.
All’interno del penitenziario di massima sicurezza dell’Aquila, il mafioso ha già fatto la sua prima ora d’aria, si è organizzato la cella ed è molto attivo, mostrandosi sempre sorridente con il personale che incrocia nel carcere, secondo quanto trapela da indiscrezioni che aggiungono: “Il suo sarebbe un comportamento anomalo rispetto a come si comportano di solito i detenuti al 41 bis”.
A quanto si apprende da fonti informate, le sedute di chemioterapia potrebbero essere disposte in massima sicurezza in una struttura all’esterno del carcere.
L’oncologo trapanese Filippo Zerilli è indagato nell’inchiesta sulla rete dei favoreggiatori. Avrebbe eseguito l’esame del dna necessario alle cure chemioterapiche a cui il padrino di Castlelvetrano doveva sottoporsi. Il paziente si era presentato al medico con i documenti di Andrea Bonafede, il geometra che gli avrebbe prestato l’identità e che, come Zerilli, è finito ora sotto inchiesta. Ma la caccia ai fiancheggiatori è solo all’inizio.

E’ prevista per domani l’udienza del processo a Matteo Messina Denaro che si celebra a Caltanissetta. L’ipotesi è che venga rinviata. Messina Denaro ha nominato ieri l’avvocato di fiducia, ossia la nipote Lorenza Guttadauro. Finora il processo, che si è concluso in primo grado con la condanna all’ergastolo, si è svolto in assenza dell’imputato accusato di essere uno dei mandanti delle stragi di Capaci e via d’Amelio. Il procedimento, approdato in Corte d’Assise d’Appello è ormai alle battute finali. Dopo il procuratore Antonino Patti, che ha concluso la sua requisitoria, hanno parlato le parti civili mentre nell’udienza fissata per domani alle 9.30 all’aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta era prevista la discussione da parte della difesa. Fino a stamattina però i due avvocati d’ufficio Giovanni Pace e Salvatore Baglio non hanno ancora ricevuto alcuna comunicazione in merito alla nomina del difensore di fiducia e non si ha ancora notizia dell’eventuale volontà di Messina Denaro di partecipare all’udienza, collegandosi in video conferenza dal carcere de L’Aquila.
Intanto, è stata fissata per domani mattina, probabilmente nel carcere Pagliarelli di Palermo, anche l’udienza di convalida dell’arresto di Giovanni Luppino, agricoltore 59enne di Campobello di Mazara finito in manette lunedì scorso dopo aver accompagnato il boss Messina Denaro nella clinica palermitana.
Luppino è accusato di favoreggiamento e procurata inosservanza di pena. Al giudice dovrà spiegare i suoi rapporti con il padrino ricercato per trent’anni.

