Pubblicato il 12 Giugno 2026
Possibile ritorno alle urne in Sicilia prima della scadenza naturale
Secondo Gianfranco Miccichè, deputato regionale e tra i fondatori di Grande Sicilia, l’ipotesi di elezioni anticipate nell’Isola appare tutt’altro che remota. A suo giudizio, tuttavia, il voto non dovrebbe svolgersi nell’autunno del 2026, ma nell’aprile del 2027.
L’esponente politico ha spiegato all’Ansa che ritiene che il centrodestra si presenti attualmente con più figure interessate alla candidatura per la guida della Regione. Tra i nomi indicati figurano Giorgio Mulè, Marco Falcone e Cateno De Luca, ai quali potrebbe aggiungersi anche un candidato proposto da Fratelli d’Italia.
“Troppi candidati, nessuno può imporsi da solo”
Per Miccichè, la presenza di diversi aspiranti governatori rende difficile immaginare una convergenza spontanea su un unico nome.
“Nessuno farà un passo indietro”, sostiene il deputato, evidenziando come i partiti abbiano oggi dinamiche interne che rendono più complesso l’intervento delle segreterie nazionali nelle decisioni locali.
Secondo la sua analisi, con l’attuale sistema elettorale nessun candidato sarebbe in grado di superare agevolmente la soglia del 30% dei consensi, rendendo necessario ripensare le regole di governo della Regione.
La proposta: abolire l’elezione diretta del governatore
La soluzione indicata da Miccichè passa attraverso una profonda riforma istituzionale.
L’ex presidente dell’Ars propone l’abolizione dell’elezione diretta del presidente della Regione, sostituendola con un sistema che preveda la sfiducia costruttiva, meccanismo che consentirebbe di cambiare la guida del governo regionale solo individuando contestualmente una nuova maggioranza.
A suo avviso, una riforma di questo tipo dovrebbe essere affrontata con un confronto politico ampio e condiviso, capace di accompagnare la transizione verso un nuovo modello di governance.
Alleanze dopo il voto e non prima
Miccichè ritiene inoltre che le coalizioni dovrebbero nascere successivamente alle elezioni e non essere definite in anticipo.
“Le alleanze vanno costruite dopo il voto”, afferma, spiegando che solo in questo modo sarebbe possibile superare le attuali difficoltà del sistema politico regionale e garantire una maggiore stabilità amministrativa.
L’esponente di Grande Sicilia critica anche la figura del cosiddetto “governatore-imperatore”, sostenendo che una concentrazione eccessiva del potere nelle mani del presidente della Regione rischierebbe di compromettere il corretto funzionamento delle istituzioni siciliane.
Critiche ai rapporti tra Governo e Parlamento regionale
Nelle sue dichiarazioni, Miccichè ha espresso forti perplessità anche sul rapporto tra il presidente della Regione e l’Assemblea Regionale Siciliana.
Secondo il deputato, il Parlamento siciliano non può essere considerato un ostacolo o un semplice elemento accessorio dell’azione di governo. Tra le criticità segnalate vi sarebbero la mancanza di un confronto politico costante in Aula e la scarsa presenza del governatore durante l’esame dei provvedimenti legislativi.
Per Miccichè, un maggiore dialogo istituzionale rappresenta una condizione indispensabile per migliorare la qualità dell’azione politica e amministrativa in Sicilia. Fonte: Ansa

