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Milano

Milano, il dolore nel liceo del 14enne ucciso dal tram: “Luca era sempre allegro e sorridente. Non è giusto”

Pubblicato il 8 Novembre 2022

Docenti e studenti del liceo scientifico Einstein sotto choc per la morte di Luca Marengoni, il 14enne da due mesi frequentava la prima D. 

Stamattina è stato investito e ucciso da un tram mentre andava a scuola in bicicletta. Non aveva le cuffiette.

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È giorno di lutto al liceo Scientifico Einstein. Escono con occhi lucidi, alla spicciolata, i compagni di classe di Luca, che frequentava l’istituto nel quartiere Lodi, uno degli scientifici più grandi di Milano.

Di fronte ai cancelli arrivano le loro famiglie.

“Ho pensato di venire a prendere nostro figlio, perché sarà sconvolto” mormora un padre. 

Una coppia lascia un mazzo di rose bianche sul cancello dell’ingresso: “Nostra figlia e un altro amico erano in classe con lui anche alle medie, tre amici inseparabili. Non ci sono parole. Non è giusto”.

La notizia all’Einstein arriva praticamente in tempo reale.

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Il luogo dell’incidente, via Tito Livio, è a poche centinaia di metri e Luca stava arrivando a scuola in bici, insieme a un amico, che arriva sconvolto al liceo e dà l’allarme. 

Una professoressa accorre sul posto. Altri compagni, passando a piedi, vedono le pattuglie delle forze dell’ordine, riconoscono da lontano la mamma di Luca e cominciano a sospettare che sia successo qualcosa di molto grave. 

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Nelle altre classi, chi ha fratelli o sorelle che vanno a scuola in bici si allarma, partono messaggi e telefonate.

Nel frattempo la preside Alessandra Condito dà la notizia ai compagni di classe.

“A un certo punto è entrata in aula la nostra preside e ci ha detto di Luca. Tutti piangevamo”,

dicono Sofia e Camilla, 14 anni.

“Non eravamo in classe con lui alle medie, ci siamo conosciuti a settembre. Era sempre allegro e sorridente e veniva sempre a scuola in bicicletta”.

Alle 11, tutte le lezioni si fermano per un minuto di silenzio.

Nelle altre classi prime, si alternano lezioni e momenti di riflessione.

“All’ultima ora la prof ci ha chiesto se volessimo ancora parlare dell’accaduto o fare lezione. Nessuno ha saputo decidere, ma, alla fine, abbiamo fatto anche un poco di lezione, per stemperare il clima molto doloroso che si era creato. In tutte le classi i ragazzi erano commossi e dispiaciuti”, dice Marina di Sessa, insegnante d’inglese.