Pubblicato il 28 Giugno 2023
Il legame con “La gente potente, e piena di soldi” era strettissimo.
Un uomo “a disposizione”, Piero Palermo, classe 1974, domicilio a Cusano Milanino, detto “Louis Vuitton” per la sua mania per la griffe francese e il lusso in generale.
Ora in carcere con l’accusa di aver fatto da broker per hashish e cocaina provenienti dal porto di Gioia Tauro, di aver offerto in vendita ai calabresi armi da guerra acquistate da un ergastolano in libera uscita, di averli messi in contatto con un gioielliere di Foro Buonaparte per comprare Rolex in contanti, di averli accompagnati nei club notturni di Milano per serate innaffiate da fiumi di champagne.

La vita al massimo di “Louis Vuitton”, ricostruisce il Corriere, è incappata nelle indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza, che hanno dato esecuzione a trenta ordinanze di custodia cautelare (20 in carcere) firmate dal gip Sonia Mancini per reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, armi e riciclaggio. Tra i destinatari ci sono anche i due presunti contatti calabresi di Palermo, Domenico Bellocco, 36 anni, detto “Chapo”, e Vincenzo Brandimante, rampolli delle omonime famiglie di ‘ndrangheta di Rosarno e Gioia Tauro.
Il lavoro dei militari, coordinati dal pm della Dda Sara Ombra, parte nel 2020, in pieno lockdown. L’attenzione dei militari si concentra su alcuni movimenti sospetti attorno a un autolavaggio di Cinisello Balsamo, dove gravitano soggetti legati alla criminalità organizzata di Desio, a partire da Carmelo Pio, 48 anni. Si comincia a delineare un traffico di droga dove la figura di spicco è quella di Palermo, soggetto “fortemente affascinato da contesti criminali di stampo mafioso”.
Affari enormi: vengono ricostruite importazioni di hashish per tre tonnellate e di cocaina (“la brasiliana”) per quasi 400 chili (valore stimato sopra i 20 milioni). Due i canali. Uno era il porto di Gioia Tauro, controllato dai calabresi. Palermo, secondo le accuse, si offriva come mediatore per piazzare la roba, rifornendo il mercato milanese e il “fortino” di Sant’Eusebio, a Cinisello. L’altro era dato da un contatto personale di Palermo in Spagna: il marocchino Miloud Bakry, che prima di farsi arrestare in Italia viveva in una villa hollywoodiana a Malaga, dove girava con suv Lamborghini.
Gli enormi profitti venivano in parte investiti in acquisti di beni di lusso. E qui entra in gioco la figura di Giuseppe “Pino” Ostinato, della gioielleria “Minuti e Preziosi”, al 46 di Foro Buonaparte, anch’egli raggiunto da misura cautelare per riciclaggio. Ostinato era finito ai domiciliari per un altro giro di orologi di lusso venduti in nero gestito da boss della mafia siciliana. Nonostante la misura restrittiva, però, operava anche con i calabresi (con l’intermediazione di Palermo) i quali pagavano orologi da decine di migliaia di euro in contanti.
I servizi di Palermo si estendevano anche alle armi, procurate da Salvatore Cascino, da Caltanissetta. Condannato all’ergastolo per omicidio aggravato, approfittava dei permessi premio per trafficare pistole, mitragliette Uzi, persino Bazooka e bombe a mano. Nelle chat criptate “Sky Ecc”, l’applicazione di messaggistica un tempo usata dai signori della droga, sicura e blindata fino a che le polizie di Belgio e Francia non sono riuscite a bucarla, sono emerse conversazioni esplicite e foto di carichi di droga, armamenti, borse di denaro, considerate “prove inequivocabili”.

