Pubblicato il 29 Marzo 2023
“Eccomi qua, ho fatto una cazzata”.
Lo scorso giugno il pentimento lo travolse mentre usciva dalla banca di Milano presa di mira. Pietro Zannino salì su un taxi e dopo un lento girovagare senza meta si fece portare alla caserma dei carabinieri.
Lunedì, però, non ha fatto neppure in tempo a uscire dalla banca, che è stato catturato da due carabinieri richiamati dal direttore, mentre bofonchiava d’avere una bomba nello zaino, di essere pronto ad ammazzare tutti, suicidandosi, pur d’avere qualche soldo.
Ma non basta.
Quando gli stessi carabinieri che lo hanno arrestato nella storica Banca Cesare Ponti di piazza del Duomo gli hanno detto che sarebbe tornato a casa, perché gli erano stati concessi i domiciliari, lui ha chiesto di richiamare il pm: “Tenetemi voi, cosa torno a fare a casa da mia moglie? Non ho più un soldo, non so nemmeno più come campare…”.
Tanto che, in effetti, il rapinatore 65enn, anziché tornare a Pieve Emanuele ha ottenuto di trascorrere una notte nella caserma di via Vincenzo Monti in attesa d’esser portato la mattina davanti al giudice per la direttissima.
Giudice che non s’è lasciato impietosire dalle suppliche e sì, applicando lo spietato codice penale, gli ha negato il carcere obbligandolo stavolta senza manette a tornarsene a casa ai domiciliari ad aspettare la prossima udienza.
E dire che Zannino ha un passato di rispetto tra i rapinatori degli anni Ottanta e Novanta.
Fila di precedenti con tanto di saltar banconi e fuggire inseguito dalle sirene. Ma il tempo passa anche per i delinquenti…

