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Mirko Farci, il 19enne ucciso per difendere la madre dall’ex: ergastolo all’assassino

Pubblicato il 15 Febbraio 2023

Ergastolo e 4 mesi in isolamento diurno, quattro in meno di quanto chiesto dalla pm Giovanna Morra.

È la sentenza pronunciata nel pomeriggio dalla Corte d’assise di Cagliari nei confronti di Masih Shaid, il pakistano di 31 anni accusato di aver ucciso Mirko Farci, il figlio 19enne della sua ex compagna Paola Piras.

L’11 maggio del 2021 Mirko era intervenuto per salvare la donna dall’aggressione avvenuta a Tortolì (Nuoro). L’imputato era presente alla lettura della sentenza con il volto coperto da una mascherina anti-Covid. I giudici hanno ritenuto che l’imputato, difeso dall’avvocato Federico Delitala, abbia commesso un omicidio premeditato. Ma hanno fatto cadere l’aggravante dei maltrattamenti che era stata contestata dalla pm Giovanna Morra.

In aula c’era anche la madre, Paola Piras, di 50 anni. A sorpresa ha parlato. È stato il presidente della Corte Giovanni Massidda a sollecitare la sua testimonianza, chiedendole se ricordasse qualcosa di quel giorno.

“I miei ricordi si fermano ad almeno sei mesi prima – ha detto – mi mancano sei mesi di ricordi, credo sia il trauma a farmi dimenticare. Non potrei sopportare altrimenti”.

L’ex compagno Masih Shahid la colpì con 18 coltellate prima di accanirsi sul figlio e ucciderlo. A causare la morte del ragazzo furono due coltellate profonde al torace, una delle quali perforò un polmone. Paola Piras riuscì a salvarsi ma è rimasta in coma per settimane.

Masih Shahid è reo confesso. L’11 maggio si introdusse armato di coltello nell’abitazione della ex. Mirko fece scudo con il suo corpo e fu colpito dai fendenti. Il 19enne stava studiando per diventare cuoco. Ma da un po’ di tempo viveva nella paura. Soprattutto da quando Masih Shahid tentò di strangolare la madre, nel dicembre 2020. Per l’aggressione Shahid fu condannato a 3 anni con l’accusa di stalking e maltrattamenti. Durante un’udienza del processo Lorenzo, fratello di Mirko, ha descritto il clima di terrore che si respirava ormai in famiglia.

“Mio fratello ha iniziato a mettere in atto comportamenti per evitare contatti con lui – ha riferito in aula – io quell’anno non rientrai né a Natale né a Pasqua: non volevo trovarmelo davanti, purtroppo poi è successo quello che è successo”.

L’anno prima dell’aggressione, nel 2019, Lorenzo aveva provato a parlare con la madre: «Ero studente universitario a Milano e rientrai per le vacanze: le manifestai la volontà di non avere in casa il suo nuovo compagno, avrei fatto la sua conoscenza in altri momenti. Lei glielo riferì, ma lui si fece trovare a cena quella sera con fare provocatorio nei miei confronti».

Durante il processo, la difesa di Shahid aveva prospettato delle «criticità di carattere psichiatrico» dopo che l’imputato era stato visitato in carcere da uno psichiatra. La Corte ha però aveva respinto la richiesta di perizia psichiatrica avanzata dall’avvocato difensore.

Parlando di Shahid, il capo della Procura di Lanusei, Biagio Mazzeo, aveva dichiarato: “Non ha mai espresso parole di pentimento”.

Mirko ha ricevuto il diploma di maturità postumo, con il massimo dei voti. E una targa alla memoria. Il riconoscimento gli è stato conferito dall’istituto alberghiero Ianas proprio nel giorno in cui Mirko avrebbe dovuto conseguire il diploma: “Gli abbiamo dato 100, perché avere salvato la vita della madre quanto può valere se non il massimo?”.

Al giovane gli è stata anche intitolata una targa. Si legge: “A Mirko Farci, in ricordo del suo gesto, per noi una grande lezione di vita”.