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Moderna, svolta nella lotta ai tumori, vaccino personalizzato contro il cancro: risultati positivi per Intismeran

Pubblicato il 20 Agosto 2026

La tecnologia a mRna, diventata uno dei simboli della pandemia grazie a Moderna, potrebbe trovare una nuova e importante applicazione nella lotta contro i tumori. Moderna e Merck hanno annunciato infatti risultati positivi dallo studio clinico di fase 3 di Intismeran, una terapia personalizzata sviluppata per il trattamento del melanoma.

L’annuncio ha avuto un impatto immediato sui mercati finanziari: nella seduta di mercoledì 19 agosto, il titolo Moderna ha guadagnato circa il 177%, mentre Merck ha registrato un rialzo vicino al 12%.

Dietro la reazione degli investitori c’è un risultato scientifico significativo. Tuttavia, per valutare con precisione l’efficacia della terapia sarà necessario attendere la pubblicazione dei dati completi dello studio.

Cosa ha mostrato lo studio di fase 3

Lo studio INTerpath-001 ha coinvolto 1.137 persone affette da melanoma cutaneo ad alto rischio. Tutti i pazienti avevano già subito la rimozione chirurgica del tumore e sono stati successivamente divisi in due gruppi.

Il primo gruppo ha ricevuto Intismeran in combinazione con Keytruda (pembrolizumab), l’immunoterapia sviluppata da Merck. Il secondo gruppo è stato invece trattato con il solo Keytruda.

Intismeran è stato somministrato ogni tre settimane, fino a un massimo di nove dosi. Keytruda è stato somministrato ogni sei settimane per un massimo di nove cicli, nell’ambito di un trattamento della durata complessiva di circa un anno.

L’analisi intermedia ha evidenziato risultati positivi su entrambi gli obiettivi principali considerati nello studio. La combinazione ha migliorato la sopravvivenza libera da recidiva, cioè il periodo durante il quale il tumore non torna a manifestarsi, e ha raggiunto anche l’obiettivo secondario relativo alla sopravvivenza libera da metastasi a distanza.

Secondo Moderna e Merck, il beneficio osservato è risultato statisticamente significativo e clinicamente rilevante rispetto al trattamento con il solo Keytruda.

Per quanto riguarda la sicurezza, le aziende hanno comunicato che non sono emersi nuovi segnali di rischio rispetto a quanto già osservato nelle precedenti sperimentazioni. I dati dettagliati saranno illustrati durante un prossimo congresso medico internazionale.

Perché viene definito un vaccino contro il cancro

Intismeran non è un vaccino preventivo paragonabile a quelli utilizzati contro Covid, influenza o morbillo. Si tratta invece di una terapia che viene somministrata dopo la comparsa del tumore e l’intervento chirurgico, con l’obiettivo di aiutare il sistema immunitario a individuare ed eliminare eventuali cellule tumorali ancora presenti nell’organismo.

La caratteristica fondamentale è la personalizzazione del trattamento.

Dal campione del tumore vengono individuate le mutazioni genetiche caratteristiche delle cellule tumorali. Successivamente, un algoritmo seleziona fino a 34 neoantigeni, ovvero specifici bersagli che possono essere riconosciuti dal sistema immunitario.

Sulla base di queste informazioni, Moderna realizza una molecola sintetica di mRna contenente le istruzioni necessarie per stimolare una risposta immunitaria mirata contro quei bersagli.

In pratica, ogni paziente riceve una terapia progettata sulla base delle caratteristiche genetiche del proprio tumore.

Una produzione complessa e altamente personalizzata

La personalizzazione rappresenta allo stesso tempo uno dei punti di forza e una delle principali difficoltà del progetto.

Per ogni paziente è necessario analizzare il tumore, identificare le mutazioni rilevanti, progettare la sequenza di mRna e produrre un lotto specifico da destinare al singolo trattamento.

Moderna ha realizzato in Massachusetts un impianto dedicato alla produzione di Intismeran, caratterizzato da un elevato livello di automazione. L’azienda sostiene di essere riuscita a ridurre i tempi necessari per produrre le terapie a poche settimane.

Rispetto alle terapie cellulari, come le Car-T, il procedimento presenta però una differenza importante: non è necessario prelevare le cellule immunitarie del paziente, modificarle in laboratorio e reinfonderle successivamente. È comunque indispensabile ottenere un campione del tumore, dal quale parte l’intero processo di progettazione della terapia.

Il precedente studio e la riduzione del rischio

I nuovi risultati arrivano dopo i dati incoraggianti ottenuti in una precedente sperimentazione, molto più piccola, che aveva coinvolto 157 pazienti con melanoma ad alto rischio negli stadi III e IV.

Dopo un follow-up mediano di cinque anni, la combinazione di Intismeran e Keytruda aveva evidenziato una riduzione del 49% del rischio di recidiva o morte rispetto al solo Keytruda.

Era stata inoltre osservata una riduzione del 59% del rischio di metastasi a distanza o morte.

Quei primi risultati avevano rappresentato il presupposto per avviare il più ampio studio di fase 3, arrivato ora a un esito positivo.

Quando potrebbe arrivare sul mercato

Al momento Intismeran non è ancora autorizzato né negli Stati Uniti né in Europa.

La combinazione aveva già ottenuto nel 2023 la Breakthrough Therapy Designation della Fda, un riconoscimento destinato a trattamenti potenzialmente innovativi contro patologie gravi e che può contribuire ad accelerare il percorso di sviluppo e valutazione.

In Europa, invece, il progetto aveva ottenuto dall’Ema l’accesso al programma Prime, riservato a terapie che potrebbero offrire un importante vantaggio terapeutico rispetto alle opzioni esistenti.

Dopo i risultati della fase 3, Moderna e Merck hanno avviato il confronto con le autorità regolatorie e puntano a presentare le richieste di autorizzazione.

Il presidente di Moderna, Stephen Hoge, ha indicato il 2027 come possibile periodo per l’arrivo sul mercato, anche se al momento non esiste una data definitiva.

Resta inoltre da stabilire il prezzo della terapia. È un aspetto particolarmente delicato perché la produzione personalizzata per ciascun paziente comporta costi e una complessità organizzativa molto superiori rispetto a quelli di un farmaco tradizionale prodotto su larga scala.

La ricerca potrebbe estendersi ad altri tumori

L’interesse per Intismeran non riguarda soltanto il melanoma.

Moderna e Merck stanno infatti studiando la stessa piattaforma in diverse altre forme di cancro. Il programma INTerpath comprende attualmente studi di fase 2 e 3 dedicati, tra gli altri, al tumore del polmone non a piccole cellule, al carcinoma della vescica e al tumore del rene.

Altre sperimentazioni stanno inoltre valutando l’approccio contro tumori del pancreas e dello stomaco.

Il successo ottenuto nel melanoma non significa automaticamente che la stessa strategia funzionerà anche negli altri tumori. Tuttavia, i risultati della fase 3 rappresentano una conferma importante dell’ipotesi secondo cui una terapia a mRna costruita sulle mutazioni specifiche del singolo paziente può potenziare l’effetto di un’immunoterapia già consolidata.

È proprio questa prospettiva ad aver attirato l’attenzione degli investitori.

Moderna vola in Borsa dopo l’annuncio

La reazione dei mercati è stata straordinaria. Dopo anni difficili seguiti alla pandemia, Moderna ha registrato una delle sedute più spettacolari della propria storia, chiudendo il 19 agosto con un rialzo di circa il 177%.

Anche Merck ha beneficiato dell’annuncio, con un aumento del valore delle proprie azioni di circa il 12%.

Il movimento di Moderna potrebbe essere stato amplificato anche dalla necessità di molti investitori di chiudere le posizioni ribassiste. Prima dell’annuncio, infatti, circa il 13,5% delle azioni disponibili sul mercato risultava venduto allo scoperto.

Nonostante il recente rally, il titolo rimane comunque molto distante dal suo record storico. La precedente chiusura record di Moderna era stata raggiunta il 9 agosto 2021, a 484,47 dollari, nel pieno del boom legato ai vaccini anti-Covid.

Nel novembre 2025, invece, il titolo era arrivato a toccare un minimo di 22,28 dollari.

Una svolta strategica per Moderna e Merck

Per Moderna, il risultato potrebbe rappresentare molto più del successo di un singolo farmaco. L’azienda deve dimostrare che la tecnologia a mRna può diventare una piattaforma capace di generare nuove terapie anche al di fuori del settore dei vaccini contro le malattie infettive.

Anche per Merck la collaborazione assume un’importanza strategica. Keytruda ha prodotto oltre 30 miliardi di dollari di vendite nel 2025, ma l’azienda dovrà affrontare la possibile concorrenza dei biosimilari negli Stati Uniti a partire dalla fine del 2028.

Intismeran potrebbe quindi contribuire a rafforzare e ampliare la posizione di Merck nell’immuno-oncologia, proprio mentre si avvicina una fase potenzialmente delicata per Keytruda.

Perché il risultato è così importante

Parlare già oggi di una rivoluzione nella cura dei tumori sarebbe prematuro. I dati completi della fase 3 devono ancora essere pubblicati, mentre restano da valutare la sopravvivenza globale, il percorso regolatorio e la capacità di produrre queste terapie personalizzate su larga scala.

Il risultato rappresenta però un passaggio significativo: per la prima volta una terapia oncologica personalizzata basata sull’mRna ha ottenuto un risultato positivo in un grande studio clinico di fase 3.

È proprio questa la dimostrazione che Moderna cercava per sostenere una nuova prospettiva industriale: la tecnologia che ha reso l’azienda famosa durante la pandemia potrebbe avere una seconda vita, questa volta nella lotta contro il cancro.

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