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La moglie di Mario Roggero si appella a Mattarella: «Serve un gesto di clemenza e umanità»

Pubblicato il 19 Luglio 2026

La vicenda giudiziaria di Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo una rapina, continua a far discutere. Ora la moglie, Mariangela Sandrone, ha deciso di rivolgere un appello diretto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendo la concessione della grazia.

L’appello della moglie al presidente della Repubblica

In un’intervista rilasciata a La Stampa, Mariangela Sandrone ha spiegato di essersi rivolta al Capo dello Stato come moglie e madre, chiedendo che venga valutata la situazione umana del marito oltre agli aspetti strettamente giudiziari.

Secondo la donna, Mario Roggero è ormai anziano, porta ancora i segni dei traumi vissuti e non rappresenta alcun pericolo per la collettività. Per questo motivo ha chiesto un gesto di clemenza che gli permetta di trascorrere gli ultimi anni della sua vita accanto alla famiglia.

Sandrone ha inoltre descritto il marito come un uomo profondamente legato ai propri cari, un lavoratore instancabile, un marito e un nonno affettuoso, respingendo l’immagine di “giustiziere” che, a suo avviso, è stata costruita intorno alla sua figura.

Meloni: «La pena inflitta è sproporzionata»

Sulla vicenda è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito la condanna di Roggero eccessivamente severa.

Secondo la premier, esiste un problema di proporzionalità delle pene, sottolineando come in altri casi particolarmente gravi vengano inflitte condanne inferiori rispetto a quella ricevuta dal gioielliere.

Meloni ha inoltre invitato a riflettere sulle condizioni psicologiche vissute da Roggero durante la rapina, ricordando il forte stato di paura, stress e trauma provocato dall’aggressione.

La presidente del Consiglio si è anche domandata se, in un momento di tale tensione, fosse realmente possibile per l’uomo valutare con lucidità quando il pericolo fosse terminato, evidenziando che perfino personale addestrato può avere difficoltà nel controllare le proprie reazioni in situazioni estreme.

L’iniziativa per la richiesta di grazia

Meloni ha confermato di aver sostenuto l’avvio della procedura da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Pur ricordando che la decisione finale sulla grazia spetta esclusivamente al presidente della Repubblica, la premier ha precisato che il Ministero della Giustizia può istruire la pratica prevista dalla legge.

La famiglia chiarisce il precedente del 2005

Parallelamente, la famiglia Roggero è tornata a parlare di un episodio avvenuto nel 2005, recentemente tornato al centro del dibattito pubblico.

Attraverso un messaggio pubblicato sui social, i familiari hanno contestato le ricostruzioni che descrivono quei fatti come una “spedizione punitiva”, sostenendo invece che si trattò di un gesto dettato esclusivamente dall’istinto di proteggere la propria figlia.

Secondo la famiglia, quel precedente non avrebbe alcun collegamento con il procedimento che ha portato alla condanna definitiva e, come evidenziato anche nella sentenza della Corte d’Assise d’Appello, non avrebbe influito sulla decisione dei giudici.

«Un episodio isolato e già valutato dalla magistratura»

Nel lungo intervento pubblicato online, i parenti ricordano che il fatto risale a oltre vent’anni fa ed era già stato esaminato nel corso del processo.

Per questo motivo ritengono ingiustificato il ritorno dell’argomento nel dibattito mediatico, parlando di un’ulteriore esposizione pubblica che rischia di trasformarsi in una nuova gogna mediatica.

La ricostruzione della famiglia

I familiari hanno anche fornito una versione più dettagliata di quanto accaduto nel 2005, sostenendo che il fidanzato di una delle figlie di Roggero non si sarebbe limitato a uno schiaffo, ma avrebbe aggredito la giovane con pugni, provocandole lesioni.

Sempre secondo il racconto della famiglia, la ragazza avrebbe inoltre vissuto due tentativi di investimento con un’automobile, prima di essere lasciata sola in una strada isolata.

Alla luce di questa ricostruzione, i parenti affermano che l’intervento di Mario Roggero nacque da un impulso di protezione paterna e non dalla volontà di organizzare una spedizione punitiva, come invece sarebbe stato riportato in alcuni resoconti degli ultimi giorni.

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