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Montello

Montello: condannato per omicidio volontario l’automobilista che ha investito Walter Monguzzi

Pubblicato il 18 Dicembre 2023

Quattordici anni di carcere per omicidio volontario con le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e assoluzione dalla guida sotto l’effetto di cocaina. 

È la sentenza pronunciata questa mattina nei confronti di Vittorio Belotti, operaio cinquantenne di Montello, accusato di avere ucciso il 30 ottobre 2022 Walter Monguzzi, 55 anni, morto dopo essere stato urtato, in seguito a un breve diverbio avuto al semaforo rosso, dalla Panda nera guidata dall’imputato, che ha sempre sostenuto che si era trattato di un incidente. 

Montello
Vittorio Belotti

Alla lettura della sentenza erano presenti in aula Belotti (che si trova agli arresti domiciliari) con la moglie, che si sono allontanati subito dopo, e la figlia della vittima.

Walter Monguzzi

“Siamo soddisfatti dell’esito del processo – ha dichiarato l’avvocato Federico Pedersoli, legale della famiglia Monguzzi – Secondo me sono state provate e riconosciute le nostre argomentazioni: si trattava di uno speronamento e quindi di omicidio volontario con motivi  che erano futilissimi. Ne consegue una pena che scrive una pagina di giustizia per questo caso molto delicato anche dal punto di vista giuridico”.

La pm aveva chiesto la condanna a 24 anni di carcere per omicidio volontario con dolo diretto nella forma alternativa, aggravato dai futili motivi, più sei mesi per guida sotto l’effetto della cocaina. La sua tesi, supportata dalle indagini dei carabinieri della Sezione operativa della compagnia di Bergamo, è che l’imputato abbia speronato il motociclista, assumendosi il rischio che potesse finire come minimo con il suo ferimento.

E nulla cambia, dalla prospettiva dell’accusa, che la causa diretta della morte sia stata l’investimento da parte delle ruote posteriori di una Bmw che sopraggiungeva nella direzione opposta, ciò non spezza il nesso di causa determinato dal fatto che Belotti urtò “in maniera netta” la moto.   

Per l’accusa, la ricostruzione di ciò che avvenne quel giorno è resa granitica dalle testimonianze dei presenti, dai filmati delle telecamere (che tuttavia, per problemi tecnici, non registrarono proprio i secondi dell’impatto) e dalle stesse dichiarazioni di Belotti, intercettato durante le prime due settimane di carcere.

Al semaforo rosso, Belotti si fermò per primo, poi sopraggiunse Monguzzi, che si ritrasse spostando la ruota anteriore della sua moto davanti alla Panda, per proteggersi da un’auto che gli era passata davanti a pochissima distanza. 

Quel gesto avrebbe infastidito l’imputato, che si spostò di poco in avanti con la macchina, schiacciando il piede del motociclista. Da lì, il breve diverbio. Quando scattò il verde, Monguzzi avrebbe affiancato la Panda sul lato sinistro e a quel punto Belotti avrebbe tentato di speronarlo per due volte, con il motociclista che cercò di tenerlo lontano scalciando. La terza sterzata, la più «netta», determinò la caduta del 55enne nella corsia opposta, sotto le ruote posteriori della Bmw che stava sopraggiungendo e che tentò, invano, di evitare l’impatto.