Pubblicato il 14 Settembre 2023
Da un incidente, avvenuto in un asilo dell’hinterland di Milano qualche anno fa, nasce un processo al Tribunale di Monza, al termine del quale, dato che la scuola non aveva assicurazione, il ministero viene condannato a risarcire con oltre 22 mila euro il danno alla bambina.
Per la famiglia, la storia, dal punto di vista giudiziario, si chiude con il risarcimento, ma poco dopo il ministero chiama in causa le maestre e chiede loro di restituire la somma che è stata versata ai genitori della bambina.
I fatti: una maestra, nelle prime ore di una giornata d’asilo, regala un lecca-lecca a una bambina che ha vinto in un gioco. A metà mattinata deve uscire dall’aula per assistere un altro bambino, e così la seconda insegnante, che ha preso servizio dopo il gioco, porta la classe fuori per la ricreazione. La bambina ha il suo lecca-lecca in bocca, quando un compagno la urta; lei cade, e nell’urto il bastoncino di plastica le provoca una profonda lacerazione tra il labbro e la guancia: la piccola guarisce in un mese, ma quella ferita resta un danno permanente sul suo volto, ricostruisce il Corriere.
La vicenda, così, approda alla Corte dei conti, dove però le due maestre intraprendono due percorsi diversi.
La prima, quella che aveva regalato il lecca-lecca, decide di chiedere il rito abbreviato, e così paga al ministero la metà di quel che le veniva richiesto. La seconda, invece, quella che aveva portato la classe fuori per la ricreazione, affronta la causa e, con una sentenza pubblicata mercoledì 13 settembre, viene del tutto scagionata.
I giudici si sono concentrati sul fatto che si debba verificare una grave colpa dell’insegnante nel mancato controllo degli alunni, perché possa essere addebitato il risarcimento.
La maestra ha, però, dimostrato (stando agli atti del processo civile) che la sua collega non l’aveva avvertita di aver regalato il lecca-lecca alla bimba.
Per il resto, spiegano i giudici, “nessun rimprovero può essere avanzato nei confronti dell’insegnante”: sia perché la dinamica della caduta è stata “repentina ed estemporanea”, sia perché, non sapendo del lecca-lecca, non avrebbe potuto immaginare il potenziale pericolo e, dunque, controllare con più attenzione.

