Pubblicato il 26 Maggio 2026
La Procura di Asti ha concluso le indagini sulla tragedia avvenuta l’11 dicembre 2025 lungo l’autostrada A33, dove perse la vita la ventenne Matilde Baldi. Per gli investigatori, all’origine del drammatico incidente ci sarebbe stata una corsa ad alta velocità tra due Porsche che avrebbero superato i 200 chilometri orari.
Uno dei conducenti è ora accusato di omicidio stradale, mentre per il secondo automobilista l’ipotesi di reato è omissione di soccorso.
Lo schianto contro la Fiat 500 su cui viaggiavano Matilde e la madre
La sera dell’incidente Matilde si trovava insieme alla madre a bordo di una Fiat 500 lungo la tratta autostradale che collega Asti a Cuneo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la loro vettura sarebbe stata centrata violentemente da una Porsche 911 GT3 con targa tedesca.
L’impatto è stato estremamente violento. La giovane ha riportato gravissime ferite alla testa ed è deceduta cinque giorni dopo il ricovero in ospedale. La madre, pur ferita, è riuscita a sopravvivere.
Stando alle indagini coordinate dalla pubblico ministero Sara Paterno, i due conducenti delle supercar avrebbero improvvisato una gara mentre erano diretti a una cena natalizia ad Alba.
Velocità oltre i 200 chilometri orari
Gli accertamenti effettuati tramite i sistemi automatici di rilevazione autostradale avrebbero confermato velocità elevatissime al momento dei fatti.
Secondo gli investigatori, la Porsche coinvolta direttamente nell’impatto avrebbe raggiunto i 212 chilometri orari, mentre l’altra auto viaggiava a circa 205 km/h.
Elementi che hanno rafforzato l’ipotesi accusatoria della Procura, portando alla contestazione dell’omicidio stradale.
I sospetti tentativi di cancellare le prove
Le indagini hanno inoltre fatto emergere presunti tentativi di alterare o eliminare elementi utili all’inchiesta da parte del conducente accusato di aver provocato lo schianto.
Nei giorni successivi all’incidente, l’uomo avrebbe cercato di far rimuovere rapidamente la Porsche coinvolta contattando alcune persone di sua conoscenza. Il conducente del carro attrezzi, però, si sarebbe rifiutato di intervenire.
Secondo gli inquirenti, l’indagato si sarebbe inoltre presentato più volte nel deposito dove il veicolo era custodito sotto sequestro, nel tentativo di manomettere possibili prove.
Sotto attenzione anche una modifica alla supercar
Tra gli aspetti finiti al centro degli accertamenti ci sarebbe anche la presenza di uno scarico modificato installato sulla Porsche.
L’insieme di queste circostanze ha contribuito alla decisione di disporre gli arresti domiciliari nei confronti dell’uomo accusato di omicidio stradale, mentre proseguono gli approfondimenti investigativi sull’intera vicenda.

