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Enna

Morte di una paziente al Policlinico, assolti quattro medici dopo nove anni di processo

Pubblicato il 9 Luglio 2026

Il Tribunale assolve gli imputati: «Il fatto non sussiste»

Si è conclusa con l’assoluzione piena di quattro medici la vicenda giudiziaria legata alla morte di una paziente di 70 anni, deceduta il 12 dicembre 2017 al Policlinico. Dopo nove anni di procedimento, il giudice ha stabilito che “il fatto non sussiste”, prosciogliendo tutti gli imputati dall’accusa di omicidio colposo.

Gli assolti sono Francesco D’Arpa, all’epoca responsabile dell’Unità Operativa di Endoscopia Digestiva del Policlinico, Gaspare Gulotta, direttore della Chirurgia Generale d’Urgenza, oltre ai medici Salvatore Napoli e Giuseppe Profita.

L’inchiesta partita dall’esposto dei familiari

Il procedimento giudiziario aveva preso avvio in seguito a un esposto presentato dai familiari di Rosaria Venutelli, assistiti dall’avvocato Angelo Mangione, con il quale venivano sollevati dubbi sulle cure ricevute dalla donna durante il ricovero.

Le contestazioni della Procura

Secondo l’ipotesi accusatoria, alla paziente, ricoverata inizialmente per una colica, non sarebbe stata somministrata la terapia antibiotica ritenuta necessaria. Inoltre, veniva contestata la mancata rimozione della colecisti, intervento che, secondo l’accusa, avrebbe dovuto essere eseguito.

Su queste presunte omissioni si era basata l’accusa di omicidio colposo nei confronti dei quattro professionisti sanitari.

La decisione del giudice

La sentenza è stata pronunciata dal giudice monocratico Corleo, che ha deciso di arrivare comunque a una valutazione nel merito della vicenda, nonostante nel frattempo fosse maturata la prescrizione.

Al termine del processo, il Tribunale ha assolto tutti gli imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”, escludendo la responsabilità penale dei medici per il decesso della paziente.

Nel corso del procedimento, Gaspare Gulotta è stato assistito dall’avvocato Mario Bellavista, Salvatore Napoli dall’avvocato Giuseppe Geraci, Giuseppe Profita dagli avvocati Anna Maria Lucania e Giuseppe Calabrese, mentre Francesco D’Arpa è stato difeso dall’avvocato Michele Di Pasquale.

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