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Morto a Palermo Bruno Contrada, ex dirigente di polizia e alto funzionario del Sisde

Pubblicato il 13 Marzo 2026

Una lunga carriera nelle istituzioni

È morto a Palermo Bruno Contrada, ex dirigente di polizia ed ex numero tre del Sisde, all’età di 94 anni. Nato a Napoli ma palermitano d’adozione, aveva costruito gran parte della sua carriera professionale proprio nel capoluogo siciliano.

Nel corso di circa trent’anni di attività, Contrada aveva attraversato tutte le fasi della carriera investigativa: prima come dirigente della Polizia di Stato, poi come alto funzionario dei servizi segreti civili, arrivando a ricoprire un ruolo di primo piano all’interno del Sisde.

L’arresto nel 1992 e il processo per mafia

La vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto iniziò alla vigilia di Natale del 1992, l’anno segnato dalle stragi mafiose di Palermo. Contrada venne arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Il 5 aprile 1996 arrivò la prima sentenza: condanna a 10 anni di carcere. Tuttavia, la decisione fu successivamente ribaltata il 4 maggio 2001 dalla Corte d’Appello, che lo assolse.

La Cassazione però dispose un nuovo esame del caso, rinviando gli atti ai giudici di Palermo. Dopo un lungo processo, nel 2006 la Corte d’Appello palermitana lo condannò nuovamente a 10 anni di reclusione, al termine di 31 ore di camera di consiglio. La Cassazione confermò la sentenza nel 2007.

Il carcere, i domiciliari e la fine della pena

Dopo la condanna definitiva, Contrada scontò un periodo in carcere, seguito dagli arresti domiciliari. La sua pena si concluse nell’ottobre del 2012.

Negli anni successivi iniziò una lunga battaglia legale per ottenere la revisione del processo e il riconoscimento delle proprie ragioni davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Le decisioni della Corte europea e le condanne all’Italia

La Corte di Strasburgo condannò l’Italia in due occasioni. La prima nel febbraio 2014, stabilendo che Contrada non avrebbe dovuto rimanere in carcere quando aveva richiesto i domiciliari per motivi di salute.

La seconda decisione riguardò il merito della condanna: secondo la Corte europea, l’ex funzionario non avrebbe dovuto essere giudicato per concorso esterno in associazione mafiosa, poiché tra il 1979 e il 1988 – periodo dei fatti contestati – il reato non era definito in modo sufficientemente chiaro nell’ordinamento.

La battaglia per l’onore e il risarcimento

Negli anni successivi Contrada sostenne di aver sempre agito per “difendere l’onore di un uomo delle istituzioni”. Più volte ribadì la propria posizione: «Voglio riavere l’onore che mi hanno tolto, ma continuo ad avere fiducia nello Stato».

Dopo ulteriori passaggi giudiziari, la prima sezione della Corte d’Appello di Palermo accolse la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione, ribaltando una precedente decisione della seconda sezione.

L’indennizzo fu fissato in 285.342 euro. La decisione è stata definitivamente confermata dalla Corte di Cassazione nel 2023, chiudendo una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi decenni.

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