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Morto Daniele Compatangelo, il giornalismo italiano perde il corrispondente La7 dagli Stati Uniti

Pubblicato il 21 Luglio 2026

Addio al giornalista 50enne colpito da un malore improvviso

Il mondo del giornalismo italiano è in lutto per la scomparsa di Daniele Compatangelo, corrispondente di La7 dagli Stati Uniti, morto all’età di 50 anni a causa di un malore improvviso.

Il giornalista era diventato recentemente noto al grande pubblico per essere stato l’autore dell’intervista a Donald Trump durante la quale il presidente americano aveva rilasciato dichiarazioni destinate a far discutere sul rapporto con la premier italiana Giorgia Meloni, dopo l’apparente riavvicinamento avvenuto al G7 di Evian e immortalato da un selfie tra i due leader.

Durante quella conversazione, Trump aveva commentato proprio quell’immagine, sostenendo che Meloni lo avrebbe “implorato” di parlare con lei.

Il cordoglio di La7 e dei colleghi

La notizia della morte di Compatangelo ha lasciato sgomenta la redazione di La7. Il direttore Andrea Salerno ha espresso il dolore dell’emittente ricordando il giornalista come un professionista capace e appassionato.

“Siamo attoniti. Tutta La7 si stringe ai suoi cari”, ha dichiarato Salerno, sottolineando come Daniele fosse un collaboratore prezioso per la sua capacità di raccontare gli eventi con precisione, entusiasmo e leggerezza.

Anche David Parenzo, conduttore della trasmissione L’aria che tira, ha ricordato il collega con parole commosse.

“Dire che sono sconvolto è poco”, ha detto Parenzo, spiegando che Compatangelo non era soltanto “un grande professionista”, ma anche un vero amico. Il conduttore ha raccontato come nel tempo il rapporto lavorativo si fosse trasformato in un legame personale molto forte.

Una carriera lunga 25 anni tra Italia e Stati Uniti

Daniele Compatangelo era nato a Savona ed era cresciuto a Torino. Dopo aver vissuto anche a Roma, da diversi anni aveva scelto gli Stati Uniti come base professionale e personale.

Nel corso della sua carriera, durata circa 25 anni, aveva collaborato con importanti realtà giornalistiche, tra cui Sky e Il Secolo XIX, oltre ad aver seguito attività di comunicazione e uffici stampa di rilievo.

Tra le esperienze più significative della sua carriera ci fu la copertura di otto edizioni dei Giochi Olimpici, da Sydney 2000 fino a Londra 2012, raccontando da vicino alcuni dei più grandi eventi sportivi internazionali.

Nel 2011 il suo documentario investigativo “The Los Angeles Breakdown” aveva ottenuto una Menzione d’Onore ai Southern California Journalism Awards di Los Angeles.

I suoi reportage e documentari erano stati trasmessi da diverse emittenti, tra cui la televisione pubblica svizzera Rsi, la Rai e Mediaset.

Compatangelo ricopriva inoltre il ruolo di presidente della White House Foreign Correspondents Association (Whfca), l’associazione che riunisce i giornalisti che seguono la politica e l’amministrazione americana.

L’intervista a Donald Trump che lo aveva portato sotto i riflettori

Pur essendo già un volto conosciuto tra gli addetti ai lavori e dal pubblico di La7, Compatangelo aveva raggiunto una maggiore notorietà grazie alla recente intervista realizzata per il programma “L’aria che tira” con Donald Trump.

Nel corso del colloquio, il presidente americano aveva fatto riferimento al suo incontro con Giorgia Meloni durante il G7 di Evian.

“Come sta il suo primo ministro? Come sta?”, aveva chiesto Trump rivolgendosi al giornalista italiano.

Compatangelo aveva quindi chiesto un commento sulla conversazione avuta con la presidente del Consiglio italiana durante il vertice. Trump aveva risposto affermando che Meloni fosse probabilmente soddisfatta del confronto avuto con lui e aveva aggiunto: “Non ero obbligato a parlarle”.

Quell’intervista era diventata uno degli ultimi lavori più discussi del giornalista, che lascia un ricordo di professionalità, passione e grande esperienza nel racconto della politica internazionale.

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