Pubblicato il 12 Agosto 2026
Il ministro riaccende il dibattito sul futuro di Fontanarossa
Le difficoltà registrate in questi giorni negli aeroporti di Catania e Comiso, tra cancellazioni, ritardi e disagi per migliaia di passeggeri, riportano al centro dell’attenzione una questione che la Sicilia affronta da decenni.
A intervenire sul tema è il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, secondo il quale il problema non sarebbe la presenza dell’Etna, ma la collocazione dell’aeroporto di Catania, particolarmente esposto alle conseguenze dell’attività vulcanica.
La proposta di delocalizzazione del 1999
Musumeci ha ricordato di aver sollevato la questione già nel 1999, quando aveva evidenziato i limiti strutturali di Fontanarossa e la sua vulnerabilità dovuta alla vicinanza con l’Etna.
All’epoca, ha spiegato, venne inserita nel Piano territoriale provinciale una proposta per delocalizzare lo scalo catanese. Fu inoltre commissionato uno studio preliminare per la realizzazione di un nuovo aeroporto nella Piana compresa tra Catania ed Enna, concepito come infrastruttura al servizio di sette delle nove province siciliane.
L’idea, tuttavia, non ottenne il sostegno necessario per essere portata avanti.
Quasi trent’anni dopo, il problema resta
Secondo Musumeci, da allora il contesto è profondamente cambiato. Il traffico aereo e i flussi turistici sono aumentati in maniera significativa, mentre le eruzioni dell’Etna continuano periodicamente a incidere sull’operatività degli aeroporti della Sicilia orientale.
Il ministro ha sottolineato inoltre come queste interruzioni possano avere conseguenze anche sulla percezione della Sicilia come destinazione, incidendo sulla mobilità e sull’accessibilità del territorio.
Musumeci ha ricordato di essere tornato sulla questione anche durante la sua esperienza alla presidenza della Regione, incontrando però, a suo dire, l’opposizione della società di gestione aeroportuale e la scarsa attenzione degli enti locali coinvolti.
Una riflessione sulle infrastrutture del futuro
Il ministro precisa che non si tratta necessariamente di riproporre oggi, nella stessa forma, il progetto elaborato alla fine degli anni Novanta. Gli eventi recenti, però, dimostrerebbero secondo lui la necessità di tornare a discutere della posizione dello scalo.
La questione, ha osservato Musumeci, merita una valutazione seria e di lungo periodo all’interno della programmazione delle grandi infrastrutture siciliane.
Al centro del dibattito c’è quindi una domanda strategica: quale ruolo dovrà avere la Sicilia nella crescita futura della mobilità aerea e quali infrastrutture saranno necessarie per garantire collegamenti efficienti e resilienti anche di fronte alle emergenze legate all’attività dell’Etna.

