Pubblicato il 11 Novembre 2023
Ha bruciato vivo il fratello per prendere i soldi della polizza vita che lui stesso aveva fatto stipulare. Questa è l’accusa terribile per Antonio Martone, 37enne di Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, condannato all’ergastolo dalla corte d’assise di Napoli. Secondo la ricostruzione agghiacciante degli inquirenti, l’uomo, di professione chef di bordo, attirò il fratello Domenico in un casolare di campagna a Lettere (Napoli), poi lo tramortì e gli versò addosso benzina, bruciandolo vivo, abbandonandolo ancora agonizzante. Dalle indagini è venuta fuori anche che l’omicidio fu premeditato; Antonio Martone aveva cercato su Google ‘come uccidere un uomo’ e ‘come intascare i soldi dell’assicurazione’.
Il pubblico ministero di Torre Annunziata, Emilio Prisco ha parlato di un omicidio “Come Caino e Abele”, durante la sua requisitoria prima della sentenza di condanna. I fatti risalgono al marzo 2022, quando Antonio Martone aveva convinto il fratello 33enne ad andare in un luogo isolato in campagna. Per attirarlo nel tranello aveva detto di aver dato appuntamento a due ragazze polacche. Lì lo avrebbe tramortito per poi dargli fuoco mentre era ancora in vita. Secondo l’accusa, il crimine agghiacciante fu motivato dall’indennizzo di una polizza assicurativa sulla vita della vittima, stipulata più di un anno prima proprio su proposta del fratello maggiore, unico beneficiario della stessa.
Il cadavere semicarbonizzato di Domenico Martone fu trovato in un terreno agricolo nei pressi di una strada di campagna la sera del 30 marzo 2022. Il giovane fu identificato dal green pass che il giovane portava dietro. Secondo l’accusa l’omicidio fu studiato nei particolari già dall’anno prima, quando Antonio convinse il fratello a stipulare una polizza vita del valore di 400mila euro, soldi che l’uomo voleva incassare per poi fuggire all’estero con la fidanzata.
Decisive per le indagini furono i filmati delle telecamere di sorveglianza: Antonio Martone è stato filmato mentre si allontanava a piedi dal luogo del delitto. E fu subito fermato perché, in quanto marittimo (lavorava come cuoco sulle navi da crociera), avrebbe potuto facilmente scappare e rendersi irreperibile.
Dall’ordinanza con cui il gip aveva convalidato il fermo per omicidio pluriaggravato disposto dalla Procura, emergono anche altri particolari: dalle intercettazioni delle microspie posizionate dagli inquirenti nell’auto dell’imputato si sentirebbe Antonio Martone, parlando e canticchiando da solo, che diceva: “Se scampo anche questa, secondo me faccio la botta… posso prendere il posto di Arsenio Lupin”. Ora è arrivata la condanna all’ergastolo. Nella foto sotto: Il luogo in cui è stato trovato il cadavere di Domenico Martone


