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Napoli

Napoli: bimba con braccia e gambe spezzate nell’indifferenza

Pubblicato il 18 Agosto 2022

“Elsa, la bimba con gambe e braccia spezzate e fratture mai curate, ora sta migliorando, accolta tra le carezze amorevoli dagli operatori della Casa di Matteo, si è inserita ed è serena. Gli assistenti sociali l’hanno salvata. Ma per 9 anni nessuno ha denunciato la sua situazione: familiari, conoscenti, vicini. È il sistema che non funziona e va profondamente cambiato”.

Così Luca Trapanese, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli e fondatore de La Casa di Matteo, l’associazione che si occupa di accogliere i bambini disabili e gravemente ammalati, che ha raccontato la storia di Elsa, la bimba di 9 anni, originaria del Napoletano, vittima fin dalla nascita di abbandono e maltrattamenti.

La bimba non può stendersi perché non ha mai dormito a letto e ha la spina dorsale deformata.

Elsa, così come ha spiegato Marco Caramanna, presidente della Casa di Matteo, è un nome di fantasia. L’associazione si sta occupando della piccola e di altri 5 bambini che sono ospitati nella struttura, avvolti dalle cure amorevoli degli operatori sanitari e degli educatori. Qui, è iniziata la sua nuova vita e la fine dell’incubo, al quale l’hanno sottratta gli assistenti sociali.

“Le segnalazioni di abusi e maltrattamenti in famiglia arrivano se funzionano le istituzioni di prossimità e di vicinato. La scuola, il pediatra o il medico di base, i vicini – spiega l’assessore – Nel caso di Elsa, non sono mai arrivate perché è la società che è mancata. Nel caso di Elsa per tanti anni nessuno ha detto nulla. Né i parenti, né i vicini, né la scuola, dove non è mai andata, né il sistema sanitario dove avrebbe dovuto fare le vaccinazioni. La bimba è residente in un comune dell’hinterland che per 4 anni non ha avuto l’assistente sociale. Purtroppo, esistono Comuni che non li hanno o ne hanno solo uno che deve magari occuparsi di 50mila abitanti. È impossibile lavorare in queste condizioni. Il sistema non funziona. Gli enti non parlano tra loro. Ma non solo. Anche la società è cambiata. Tra vicini di casa non ci si conosce. Non ci si aiuta più e i risultati sono questi. La società non si sente responsabile del benessere dell’altro”.

Oggi la piccola ha cambiato completamente volto rispetto a prima.

“Io la seguo, come seguo tutti gli altri bimbi della Casa di Matteo – racconta Trapanese- So quali sono i loro percorsi e i loro problemi. Ognuno di loro ha una croce. Bimbi con disabilità, abbandonati, maltrattati. Molti spesso scrivono per portare giocattoli, uova di Pasqua o il panettone. E spesso si è costretti a declinare a malincuore. Se qualcuno vuole contribuire, la struttura ha creato una lista Amazon su Instagram, dove sono richiesti soprattutto prodotti sanitari, igienizzanti, guanti, pannolini, creme. Sono bimbi che hanno una vita completamente diversa da quella che immaginiamo. Allettati, attaccati ai respiratori, che si nutrono con la Peg, il sondino gastrico. Alcuni non vedono, non sentono non parlano. C’è un bimbo sulla sedia a rotelle con una malattia degenerativa. Un bimbo cieco che ha avuto una asfissia prenatale grave. L’importanza di questa struttura è dare la possibilità a questi bimbi di avere una casa. Di non dover restare in ospedale. Di avere quella carezza e quel contatto umano che ti riscalda. Alla Casa di Matteo ci sono volontari che vengono solo ad abbracciare i bimbi e a tenerli in braccio”.