Pubblicato il 14 Maggio 2024
E’ una delle pizzerie più note di Napoli, una di quelle che caratterizza il centro storico, inaugurata nel 1936. E sarebbe in mano alla camorra.
E’ l’accusa della Direzione distrettuale antimafia partenopea che ha coordinato le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza.
Manette per cinque persone: tre rinchiuse in carcere, due ai domiciliari.

Secondo quel che è stato raccolto dagli investigatori, la società che gestisce la pizzeria “dal Presidente” in via dei Tribunali sarebbe riconducibile al clan Contini.
La pizzeria e altri beni della società sono stati sequestrati.
L’accusa dei pm Alessandra Converso e Daniela Varone è di trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio, il tutto aggravato dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare la camorra.

Sulla pagina Instagram della pizzeria è stata pubblicata una storia che non fa riferimento all’inchiesta e alle conseguenze, ma che, comunque, sembra lanciare un messaggio.
Il valore dei beni sequestrati ammonta a circa 3,5 milioni di euro.
L’impresa di ristorazione sarebbe stata acquistata grazie all’apporto economico e alla “protezione” fornita da un esponente di spicco del clan, alla cui famiglia sarebbe stata destinata una parte dei relativi proventi anche dopo la sua detenzione conseguente a una condanna per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.
Le risultanze investigative e dei social network avrebbero permesso di stabilire che la società era gestita, di fatto, dal cognato del detenuto, anch’egli gravato da numerosi precedenti penali, il quale si sarebbe poi affrancato dalla joint venture criminale avviando una nuova attività nel campo della vendita di prodotti da forno.
Le indagini, corroborate dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, avrebbero consentito di appurare anche la fittizia intestazione di un’impresa individuale operante nel settore dei servizi turistici, che il precedente titolare sarebbe stato costretto a dismettere con minacce, percosse e intimidazioni, e di sette immobili di pregio siti nel capoluogo partenopeo.

