Pubblicato il 19 Marzo 2024
E’ una piaga che rimane costantemente infetta, che non si riesce a fare guarire. Ancora uno scandalo nelle carceri italiane.
Telefoni e droga all’interno, introdotti dove dovrebbe essere garantita la massima legalità e rispetto delle regole durante la detenzione.
Dopo quel che è stato scoperto nel carcere di Catanzaro, questa volta è Napoli al centro dell’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia.
Eseguite 30 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Gli arrestati sono a vario titolo gravemente indiziati di associazione di tipo mafioso, estorsioni, traffico di stupefacenti, detenzione di armi da fuoco e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti.
A Napoli c’era la base logistica, militare e commerciale, grazie al ruolo di una donna, madre di un boss di Bagnoli, mentre in azione c’erano altri soggetti (dentro e fuori le celle) legati ai clan della Alleanza di Secondigliano, ai Lo Russo, Sibillo, ma anche ad alcuni esponenti riconducibili ai Moccia, riferisce Il Mattino.
A occuparsi della vicenda è il procuratore di Napoli Nicola Gratteri.
A quanto pare, tutto è nato dal ruolo di un pregiudicato napoletano che nel carcere di Frosinone si rese protagonista di un agguato: legato ai Lo Russo, si fece mandare una pistola con un drone, per poi sparare contro altri tre detenuti.
Da quell’episodio l’avvio delle indagini che hanno portato agli arresti di oggi grazie al lavoro del Ros dei carabinieri e della squadra mobile.

