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Pensioni

Naspi, l’Inps conferma il diritto all’indennità per chi si dimette a causa di violenze o atti persecutori

Pubblicato il 4 Agosto 2026

Le dimissioni per tutelare la propria sicurezza danno accesso alla Naspi

L’Inps ha chiarito che i lavoratori e le lavoratrici che sono costretti a lasciare il proprio impiego per proteggere la propria incolumità da violenze, minacce o atti persecutori possono ottenere la Naspi, l’indennità di disoccupazione.

Secondo le indicazioni contenute nel Messaggio n. 2540 del 3 agosto 2026, le dimissioni motivate dalla necessità di salvaguardare la propria sicurezza non sono considerate una scelta volontaria, ma una conseguenza inevitabile di una situazione di rischio. Per questo motivo vengono equiparate alle dimissioni per giusta causa, consentendo l’accesso al sostegno economico previsto dalla normativa.

Anche le violenze esterne al luogo di lavoro possono essere rilevanti

L’Istituto precisa che non è necessario che gli episodi di violenza o persecuzione abbiano origine nell’ambiente lavorativo. Anche comportamenti messi in atto da persone esterne possono rendere impossibile proseguire l’attività lavorativa in condizioni di sicurezza.

In questi casi, la cessazione del rapporto di lavoro rappresenta un atto di autodifesa e viene riconosciuta come disoccupazione involontaria, garantendo così il diritto alla Naspi senza alcuna penalizzazione.

Servono situazioni oggettive e adeguatamente documentate

Per ottenere l’indennità è però indispensabile che la situazione sia oggettiva, dimostrabile e supportata da documentazione. L’Inps valuterà se gli episodi subiti abbiano compromesso la sicurezza personale o l’equilibrio psicofisico del lavoratore.

Tra gli esempi indicati rientrano anche molestie o minacce durante il tragitto tra casa e lavoro, qualora rendano impossibile raggiungere il posto di lavoro in condizioni di sicurezza.

Confermata la tutela per le vittime di violenza di genere

L’Inps ha inoltre evidenziato di aver richiesto un parere al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha confermato come le dimissioni legate alla violenza di genere rientrino pienamente nelle tutele previste per la disoccupazione involontaria.

Il riconoscimento è subordinato all’esistenza di un collegamento concreto tra gli atti persecutori o vessatori subiti e l’impossibilità di proseguire l’attività lavorativa, con l’obiettivo di garantire una tutela effettiva della salute, della dignità e della sicurezza delle persone coinvolte.

Procedure prioritarie e massima riservatezza

L’Inps ha infine comunicato che tutte le sedi territoriali sono tenute a gestire queste pratiche con corsie preferenziali e nel pieno rispetto della riservatezza. L’obiettivo è assicurare un sostegno rapido a chi si trova in una condizione di particolare vulnerabilità, coniugando il rispetto della normativa con la necessaria attenzione alla tutela della persona.

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