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Negoziati Usa-Iran senza esito, Vance lascia il Pakistan: le accuse reciproche

Pubblicato il 12 Aprile 2026

Tensione internazionale dopo il fallimento dei colloqui

I negoziati tra Stati Uniti e Iran si sono conclusi senza risultati concreti. L’annuncio è arrivato nel cuore della notte dal vicepresidente americano Vance, che ha lasciato Islamabad dichiarando con fermezza che non è stato raggiunto alcun accordo.

Secondo Vance, il nodo principale resta irrisolto: Teheran non ha fornito garanzie sull’abbandono definitivo del programma nucleare militare.

Le posizioni contrapposte di Washington e Teheran

Dal lato iraniano, la responsabilità del fallimento viene attribuita agli Stati Uniti. Teheran parla apertamente di “richieste irragionevoli” avanzate da Washington, sottolineando però che un’intesa immediata non era prevista già dal primo round di negoziati.

Nel frattempo, il Pakistan invita entrambe le parti a mantenere la calma, chiedendo che venga rispettato il cessate il fuoco nonostante lo stallo diplomatico.

I principali ostacoli all’accordo

Diversi i temi che hanno impedito di raggiungere un’intesa:

  • programma nucleare iraniano
  • sanzioni economiche
  • beni congelati
  • riparazioni di guerra
  • sicurezza nello Stretto di Hormuz
  • tensioni regionali, in particolare in Libano

Questi punti critici hanno reso impossibile trovare un terreno comune nel breve termine.

Escalation e tensioni nella regione

La situazione resta estremamente delicata anche sul piano militare. Due navi da guerra statunitensi sarebbero presenti nello Stretto di Hormuz, anche se l’Iran smentisce alcune ricostruzioni americane.

I Pasdaran hanno lanciato un avvertimento chiaro: azioni severe contro eventuali navi militari straniere in transito nell’area.

Nel frattempo, si registrano nuovi raid nel sud del Libano con almeno 11 vittime, mentre alcune petroliere avrebbero invertito la rotta proprio nei pressi di Hormuz, segnale di crescente instabilità.

Appelli alla pace e contesto internazionale

Dal Vaticano arriva un appello forte: “basta morte in nome di Dio”, un richiamo alla responsabilità globale in un momento di crescente tensione.

Sul fronte europeo, si segnala invece una tregua pasquale in Ucraina, con il presidente Zelensky atteso a Roma nei prossimi giorni.

La crisi in Medio Oriente resta dunque aperta, con sviluppi incerti e un equilibrio sempre più fragile.

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