Pubblicato il 7 Marzo 2026
Un corteo contro guerra, violenza patriarcale e disuguaglianze
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato dall’Associazione ‘Non Una di Meno’ Catania.
In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale delle donne, il movimento Non Una di Meno Catania promuove una mobilitazione cittadina per denunciare l’aumento della violenza maschile sulle donne e sulle soggettività di genere, oltre alle politiche che a livello locale e nazionale stanno progressivamente indebolendo strumenti di tutela e percorsi di protezione.
Il corteo è previsto alle ore 17:30 in via Etnea, all’ingresso di Villa Bellini, punto di ritrovo da cui partirà la manifestazione.
Le attiviste e gli attivisti spiegano che l’8 marzo non rappresenta una semplice ricorrenza celebrativa, ma un momento di lotta e rivendicazione politica. A dieci anni dal primo sciopero transfemminista, il movimento torna in piazza per denunciare le condizioni che continuano a colpire donne e persone LGBTQIA+.
Secondo quanto dichiarato da Mariagiovanna di Non Una di Meno Catania, le vite di molte persone sono quotidianamente minacciate da politiche di guerra, sistemi economici che generano impoverimento e governi che cercano di esercitare controllo sui corpi e sulle libertà individuali.
L’attivista sottolinea inoltre che la violenza patriarcale attraversa ogni ambito della vita quotidiana: dalle relazioni domestiche agli spazi pubblici, dai luoghi di lavoro a quelli della formazione, fino ai servizi sociali e ai percorsi di uscita dalla violenza, spesso insufficienti o gravemente sottofinanziati.
Secondo il movimento, i femminicidi non possono essere considerati episodi isolati, ma rappresentano la manifestazione più estrema di un sistema culturale e sociale che continua a esercitare controllo sui corpi e sull’autonomia delle donne.
Un fenomeno sistemico che colpisce donne e persone LGBTQIA+
Mariagiovanna evidenzia come ogni anno centinaia di donne e persone LGBTQIA+ subiscano violenze fisiche, psicologiche ed economiche, spesso da partner o ex partner.
In molti casi, spiegano le attiviste, le vittime avevano già denunciato le violenze subite, ma le segnalazioni non sono state adeguatamente ascoltate oppure i sistemi di protezione si sono rivelati insufficienti.
Il movimento parla quindi di un fenomeno strutturale, alimentato da una cultura che tende a giustificare, minimizzare o rendere invisibile la violenza di genere.
Le rivendicazioni della mobilitazione
Dora, portavoce di Non Una di Meno Catania, spiega che la manifestazione nasce anche per portare all’attenzione pubblica diverse rivendicazioni sociali e politiche.
Tra i temi principali della protesta ci sono:
- il diritto a un lavoro dignitoso e libero dallo sfruttamento
- il riconoscimento del peso invisibile del lavoro di cura
- la critica al DDL Bongiorno, ritenuto lesivo del principio di consenso
- l’opposizione alle politiche di guerra e riarmo
- il diritto a una casa sicura
- una scuola capace di educare alla libertà e al rispetto
- città più accessibili e spazi pubblici sicuri
La mobilitazione chiede inoltre giustizia per tutte le donne e le persone LGBTQIA+ vittime di violenza, in particolare per chi non ha più voce.
I dati dell’osservatorio e il ricordo delle vittime
Secondo l’osservatorio nazionale di Non Una di Meno, al 8 febbraio sono stati registrati sette femminicidi dall’inizio dell’anno, ai quali si aggiungono almeno undici tentati femminicidi.
Tra le vittime, la persona più giovane aveva 17 anni, mentre la più anziana 83. In tutti i casi l’autore dell’omicidio era una persona conosciuta dalla vittima, come mariti, ex partner, padri o figli.
Durante la mobilitazione sarà ricordata anche Beatrice, vittima di transicidio, uccisa –-secondo il movimento – dall’odio e da un sistema patriarcale che non le permetteva di vivere liberamente la propria identità.
“Ci vogliamo vive e libere”
Il messaggio conclusivo delle attiviste è chiaro: le vite delle donne e delle persone LGBTQIA+ hanno valore e non possono essere terreno di scontro o controllo sociale.
“Le nostre vite valgono, i nostri corpi non sono campi di battaglia. Ci vogliamo vive e libere”, concludono le attiviste di Non Una di Meno Catania.


