Pubblicato il 23 Aprile 2026
La decisione della Corte d’Assise d’Appello
La giustizia segna un punto decisivo nel caso dell’omicidio di Yana Malayko. La Corte d’Assise d’Appello del tribunale di Brescia ha condannato all’ergastolo Dumitru Stratan, 36 anni, ex fidanzato della vittima.
La sentenza, emessa mercoledì 22 aprile, rappresenta un cambio significativo rispetto al primo grado, quando con rito abbreviato l’imputato era stato condannato a 20 anni di reclusione. In appello, invece, i giudici hanno riconosciuto la premeditazione, aggravante che ha portato alla pena massima.
Il delitto e il ritrovamento del corpo
Yana Malayko, 23 anni, originaria dell’Ucraina e residente a Castiglione delle Stiviere, è stata uccisa nella notte del 20 gennaio 2023. Secondo la ricostruzione accusatoria, la giovane sarebbe stata soffocata, probabilmente a mani nude o con un oggetto mai ritrovato.
Dopo il delitto, il corpo è stato chiuso in una valigia e abbandonato tra legna e rovi, dove è stato successivamente rinvenuto nel territorio della provincia di Mantova.
Il dolore della famiglia e il gesto del padre
Alla lettura della sentenza erano presenti i familiari della vittima e i rappresentanti dell’associazione “Yana, you are not alone odv”, nata per sensibilizzare contro la violenza sulle donne e sostenere le vittime.
In aula anche il padre della ragazza, Oleksandr, conosciuto come Sasha, che da tempo chiedeva giustizia. Dopo la condanna, ha mantenuto una promessa simbolica: ha tagliato la barba che non aveva mai rasato dal giorno dell’omicidio, gesto legato all’attesa della sentenza definitiva.
La madre, assente in aula, ha affidato a un messaggio il proprio pensiero: la verità è emersa e la giustizia ha fatto il suo corso, pur senza cancellare il dolore.
Un verdetto che va oltre il singolo caso
La sentenza è stata accolta come un segnale forte anche sul piano sociale. Secondo il presidente dell’associazione, si tratta di una risposta chiara dello Stato contro la violenza di genere, che supera il singolo episodio.
Sulla stessa linea il legale della famiglia, che ha sottolineato come questa vicenda rappresenti una battaglia non solo per Yana, ma per tutte le donne vittime di violenza, ribadendo che chi commette simili crimini non può aspettarsi pene lievi.

