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Ospedale San Giovanni Bosco sotto il controllo del clan Contini: arresti e accuse gravissime

Pubblicato il 25 Febbraio 2026

Un sistema criminale radicato nella struttura sanitaria

Dai ricoveri alle dimissioni, fino alla gestione dei distributori automatici: all’interno dell’ospedale San Giovanni Bosco tutto sarebbe stato condizionato dal clan camorristico Contini. È quanto emerge da un’indagine condotta da carabinieri e Guardia di finanza, che ha portato all’arresto di quattro persone.

Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa aggravata dall’uso delle armi, corruzione, false dichiarazioni, accesso abusivo a sistemi informatici, estorsione, usura, riciclaggio e autoriciclaggio, oltre ad altri reati.

Secondo gli investigatori, il clan avrebbe potuto contare su una rete di “professionisti amici” – tra cui un avvocato, medici e altri operatori – funzionale anche alla realizzazione di truffe assicurative.

Il controllo su bar, buvette e distributori

Le indagini sono partite dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, che avrebbe descritto l’ospedale come una realtà di fatto assoggettata al dominio del clan Contini.

Attraverso minacce, pressioni e presunti rapporti opachi con pubblici ufficiali, il gruppo avrebbe gestito:

  • bar e buvette interne;
  • distributori automatici di snack e bevande;
  • servizi connessi alla struttura sanitaria.

Secondo l’accusa, tutto sarebbe avvenuto senza autorizzazioni, senza versare i canoni dovuti all’Asl e utilizzando abusivamente le utenze dell’ospedale.

Ricoveri “pilotati” e certificati falsi

Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda la gestione dei ricoveri e perfino del trasporto delle salme. Gli inquirenti ipotizzano che, attraverso un’associazione attiva nei servizi di ambulanza e con la complicità di personale sanitario, addetti alla vigilanza e dipendenti di ditte esterne, il clan avrebbe garantito favori a esponenti di diversi gruppi camorristici.

Tra i presunti “favori” figurerebbero:

  • ricoveri senza rispettare le normali procedure di accesso;
  • rilascio di certificazioni mediche false, anche per ottenere scarcerazioni;
  • trasporto illecito di salme tramite ambulanza, bypassando i servizi funebri autorizzati.

Il tutto, secondo l’accusa, anche mediante minacce e pressioni.

Le presunte truffe alle assicurazioni

L’indagine avrebbe inoltre portato alla luce numerose truffe ai danni di compagnie assicurative, realizzate simulando incidenti stradali con falsi testimoni e perizie compiacenti. In questo meccanismo sarebbero stati coinvolti professionisti ritenuti vicini al sodalizio criminale.

Il ruolo dell’avvocato

Tra le persone arrestate figura anche un avvocato, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Per gli investigatori, il professionista avrebbe messo stabilmente le proprie competenze al servizio dell’organizzazione, fungendo da tramite con detenuti e contribuendo alle operazioni economiche connesse alle truffe.

Secondo l’accusa, i proventi illeciti sarebbero stati reinvestiti in beni immobili, autovetture e opere d’arte, e il legale avrebbe svolto un ruolo di intermediazione con pubblici ufficiali infedeli per ottenere informazioni riservate.

Gli arresti rappresentano un passaggio cruciale dell’inchiesta, che mira a chiarire l’eventuale esistenza di un sistema radicato e strutturato capace di condizionare dall’interno un presidio sanitario pubblico.

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