Pubblicato il 14 Novembre 2023
Le mamme lesbiche sono tornare a manifestare stamane a Padova davanti al Tribunale, dove stanno per iniziare le udienze delle prime 4 coppie omogenitoriali contro le quali a giugno la Procura ha impugnato i certificati di nascita dei 37 figli di due mamme – una biologica, e la seconda di intenzione – registrati all’anagrafe dal Comune euganeo.
Nella piazzetta antistante il Tribunale una trentina di mamme hanno dato vita ad un sit in con bandiere e cartelli a favore della causa delle coppie omogenitoriali, leggendo a voce alta i nomi dei bambini di tutte le 33 coppie di donne che dovranno comparire davanti ai giudici.
La Procura, in base al decreto del ministro Piantedosi, ha chiesto la rettifica degli atti di nascita, con la cancellazione del cognome della mamma non biologica.
Dopo la lettura dei nomi dei bambini le mamme si sono legate l’una all’altra ai polsi con un nastro rosa, scandendo più volte lo slogan “siamo tutte famiglie!”.
“Oggi a Padova inizia il processo civile contro 33 coppie di madri, colpevoli di aver ottenuto la trascrizione dei propri figli, vietata dalla circolare del ministro dell’Interno Piantedosi e impugnata con effetto retroattivo dalla Procura. Il tribunale potrebbe decidere di togliere bambini alle loro mamme, rendendo 37 figli legalmente orfani di un genitore. Una vicenda vergognosa frutto del furore ideologico anti-Lgbtqi+ e dell’accanimento contro le famiglie omoparentali da parte del governo italiano”. Lo afferma in una nota Sandro Gozi, eurodeputato di Renew Europe e segretario generale del Partito democratico europeo.
Decine di madri arcobaleno hanno protestato davanti al Tribunale di Padova, dove iniziano le udienze sulla cancellazione del genitore non biologico dai certificati di nascita dei loro figli pic.twitter.com/gq1awlZgYC
— Tg3 (@Tg3web) November 14, 2023
“E’ inaccettabile secondo gli standard europei che un Paese membro dell’Ue porti alla sbarra delle mamme colpevoli solo di aver voluto dare un futuro più sicuro ai loro figli. Si tratta di una chiara violazione dei diritti civili, delle libertà fondamentali e del diritto europeo, ma soprattutto una lesione della dignità di queste madri e di questi figli”, aggiunge Gozi.
“Essere oggi al loro fianco, contro la deriva orbaniana del nostro Paese, è una questione di civiltà. Non esistono famiglie eterosessuali di serie A e famiglie omosessuali di serie B”, conclude.

