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Papa

Papa Ratzinger: in una sua lettera la verità sulle dimissioni

Pubblicato il 27 Gennaio 2023

L’11 febbraio 2013, nella Declaratio con la quale annunciò la rinuncia al pontificato, Benedetto XVI spiegò di essere “Pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”.

Non entrò nei dettagli ma ora, attraverso una sua lettera scritta al biografo Peter Seewald nove settimane prima della morte, il 22 ottobre 2022, si viene a sapere che “il motivo centrale” fu un’insonnia (“Schlaflosigkeit“).

Quella che lo tormentava da anni, “l’insonnia mi ha accompagnato ininterrottamente dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia”, e cioè dall’agosto 2005, il primo viaggio del pontificato.

La lettera, rivelata in Germania dal settimanale Focus, è stata confermata dallo stesso Seewald all’agenzia Kna dei vescovi tedeschi.

Benedetto XVI scrive che i “forti rimedi” che all’epoca gli erano stati prescritti dal medico personale avevano funzionato in un primo tempo e garantito la sua “disponibilità” come Papa. Ma poi i farmaci hanno “raggiunto i loro limiti”, i sonniferi non funzionavano più.

Durante il suo viaggio in Messico e a Cuba, nel marzo 2012, Benedetto XVI ebbe un incidente, la mattina dopo la prima notte notò che il suo fazzoletto era “completamente intriso di sangue”, ha scritto nella lettera: “Devo aver urtato qualcosa in bagno ed essere caduto”.

Un medico era riuscito a intervenire in mondo che la ferita non fosse visibile, nessuno si era accorto di nulla.

Dopo l’incidente, il nuovo medico personale aveva chiesto di ridurre il consumo di sonniferi e insistito affinché Benedetto, nei futuri viaggi all’estero, apparisse in pubblico solo la mattina.

Ratzinger scrive come gli sia stato chiaro che quelle restrizioni mediche “potevano essere applicate solo per un breve periodo”.

Nel luglio del 2013 era programmato un altro viaggio internazionale di lunga durata, la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro, e Benedetto sapeva che non sarebbe stato più in grado di “affrontarlo”: di qui la decisione di dimettersi in tempo perché il nuovo Papa potesse andare a Rio.

Una “riflessione sobria e ponderata”, scrive Benedetto XVI.

Seewald ha spiegato alla Kna di aver voluto rendere pubblica la lettera perché, anche dopo la morte, “non si sono spente le voci di ricatti e pressioni di qualche tipo esercitate su di lui». In quell’ultima lettera, con buona pace dei complottisti, Ratzinger spiega che le cose sono andate “esattamente come le ha espresse nella sua dichiarazione di dimissioni”.

Nella sua Declaratio, aveva spiegato che «per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo” che “negli ultimi mesi” gli era venuto a mancare.

Del resto, nelle Ultime conversazioni scritte con lo stesso Seewald, Ratzinger aveva smentito tutte le voci cospiratorie: “Sono tutte assurdità. Nessuno ha cercato di ricattarmi. Non lo avrei nemmeno permesso”.