Pubblicato il 24 Luglio 2023
Prima la morte del figlio maggiore Leo, cinque anni fa per una leucemia, adesso quella dei due rimasti, Patrizio ed Edoardo.
Il primo, 28 anni, si è tolto la vita sparandosi con un fucile dopo aver ucciso il fratello minore, 24 anni, con tre colpi di pistola al torace.
Il destino si è accanito con ferocia sulla famiglia Baltieri. Attorno ai due genitori inconsolabili, scaraventati in una tragica, sconvolgente solitudine, si stringe attorno la comunità di San Massimo, tranquillo quartiere residenziale di Verona, riferisce il Corriere.
“Papà e mamma sono due persone meravigliose. La madre una santa donna, umile, ritirata; lui ex dipendente di banca in pensione che faceva volontariato con noi, qui in parrocchia, e con gli alpini; ha passato una vita a lavorare ma ha dovuto tanto tribolare per i figli”, spiega commosso il presidente del gruppo caritativo San Vincenzo Luciano Bottacini.
È stato proprio questo sfortunato padre a fare la scoperta: rincasando sabato sera nell’appartamento di famiglia in via Brigata Piemonte, ha trovato il corpo esanime di Edoardo nell’ingresso.
Subito ha pensato a un malore; sono stati i soccorritori del Suem 118 ad accorgersi dei fori di proiettile.
Ha così sfondato la porta della stanza da letto di Patrizio, chiusa a chiave, trovandolo senza vita. E li si è aperto il baratro.
Il sostituto procuratore Carlo Boranga ha disposto l’autopsia, ma per gli investigatori della squadra mobile di Verona coordinati dal questore vicario Gerolamo Lacquaniti non ci sono dubbi: si tratta di un omicidio-suicidio.
Avrebbe fatto tutto Patrizio, sparando con armi regolarmente registrate con cui andava a tirare al poligono.
Resta da capire il perché, ma qui si esce dal perimetro che interessa direttamente agli inquirenti, per cui il caso è chiuso, e si entra nel regno delle ipotesi.
Edoardo aveva frequentato i primi anni di liceo, poi il suo percorso scolastico si era interrotto. Una compagna di classe di allora ne ricorda “il suo passato un po’ tormentato e il difficile rapporto con i fratelli”. Lavorava adesso come barista nei locali del centro e si stava ritrovando dopo tante difficoltà.
Patrizio, invece, dopo il diploma al liceo e l’iscrizione a Matematica all’Università, si arrabattava con lavoretti saltuari ed era particolarmente introverso, usciva poco, viveva quasi da recluso. Ma non gli era stata diagnosticata alcuna patologia psichiatrica, né aveva alcun tipo di precedente con la giustizia, tanto da aver ottenuto senza
problemi il porto d’armi.
Tra i due fratelli, specialmente dopo la perdita del maggiore che – secondo chi li conosceva – faceva un po’ da collante, non correva buon sangue, ma nulla poteva far presagire quanto accaduto.
Increduli i vicini di casa, così come gli amici che passano davanti alla palazzina di San Massimo, alcuni in lacrime.
“Adesso è il momento della riflessione, di aspettare che le cose prendano un po’ più di chiarezza”, dice il parroco della chiesa di San Massimo, don Davide Adami, che ieri durante la messa domenicale ha voluto chiamare la comunità dei fedeli in preghiera attorno al dolore dei coniugi Baltieri.
“Noi siamo qua, speriamo riescano a superare questo momento terribile – si augura Bottacini – sono
circondati da tanto affetto e da parenti splendidi”.

