Pubblicato il 30 Aprile 2026
Costi fuori controllo per le imprese ittiche
Il comparto della pesca in Sicilia attraversa una fase estremamente critica. L’aumento vertiginoso del prezzo del gasolio, passato da 0,54 euro a oltre 1,50 euro al litro, sta mettendo in seria difficoltà le imprese del settore. Oggi, infatti, un peschereccio di grandi dimensioni può arrivare a spendere più di 16.000 euro per un pieno, una cifra raddoppiata rispetto agli 8.000 euro necessari solo pochi mesi fa. Una situazione che rende sempre più complicato, se non impossibile, proseguire le attività.
L’allarme lanciato da Valentina Chinnici
A denunciare con forza questa emergenza è Valentina Chinnici, nella foto in basso, deputata all’Assemblea Regionale Siciliana e vice segretaria regionale del Partito Democratico. La parlamentare ha presentato un’interrogazione urgente al Presidente della Regione e agli assessori competenti, chiedendo interventi immediati per sostenere un settore ormai in ginocchio, aggravato non solo dal caro carburante ma anche da una crisi produttiva persistente.
Pescherecci fermi e produttività in calo
La situazione sul territorio è già preoccupante. In diverse marinerie siciliane, tra cui Catania, numerosi pescherecci hanno sospeso le attività, complici anche le condizioni meteomarine sfavorevoli e la diffusione anomala delle mucillagini, fenomeni che hanno ulteriormente ridotto le rese.
Nel frattempo, la Federazione Armatori Siciliani ha sollecitato la convocazione urgente di un tavolo tecnico a livello regionale e nazionale, proponendo misure concrete come l’introduzione di un tetto massimo al prezzo del gasolio e interventi straordinari per fronteggiare le crisi energetiche.
Le richieste alla Regione
Secondo Chinnici, la situazione rappresenta un paradosso difficile da accettare: una regione come la Sicilia, storicamente centrale nel Mediterraneo e dotata di infrastrutture strategiche, si trova priva di strumenti efficaci di tutela economica.
Per questo motivo, la deputata chiede con urgenza: il rifinanziamento del Fondo di Solidarietà della Pesca, previsto dalla normativa regionale;
l’attivazione di un tavolo di crisi permanente con il Governo nazionale e le categorie del settore;
misure di contenimento del prezzo del carburante per i comparti strategici dell’economia siciliana.
Il rischio di un collasso irreversibile
L’interrogazione evidenzia inoltre come il protrarsi dello stato di agitazione, in attesa di un confronto istituzionale fissato per il 12 maggio, possa portare al collasso definitivo del settore. Le conseguenze sarebbero pesantissime, non solo sul piano economico, ma anche occupazionale e sociale.
Appello a interventi immediati
Chinnici conclude con un appello chiaro: non c’è più tempo da perdere. È necessario che il Governo regionale intervenga rapidamente con misure concrete e strutturali, capaci di garantire la continuità delle attività e salvaguardare l’intero comparto della pesca.
Il Partito Democratico, assicura la deputata, continuerà a monitorare la situazione affinché arrivino risposte tempestive, prima che la crisi diventi irreversibile.


