Pubblicato il 21 Luglio 2026
Bambina salvata dopo essere rimasta incastrata nella pompa di ricircolo
Le piscine, luoghi pensati per il divertimento e il relax, possono trasformarsi in trappole pericolose, soprattutto per i bambini. Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli episodi in cui impianti non adeguatamente protetti o carenze nei sistemi di sicurezza hanno rischiato di provocare conseguenze drammatiche.
L’ultimo caso arriva dal Trevigiano, dove una bambina è rimasta con una gamba bloccata nella pompa del sistema di ricircolo dell’acqua di una piscina all’interno di un centro ricreativo.
La piccola, fortunatamente, ha riportato soltanto un grosso livido, ma la famiglia ha deciso comunque di rendere pubblico l’accaduto e presentare un esposto formale ai carabinieri, con l’obiettivo di evitare che episodi simili possano ripetersi.
L’appello dei genitori: “Poteva finire in tragedia”
L’incidente risale al 9 luglio. Dopo lo spavento iniziale, i genitori hanno scelto di non presentare una denuncia contro la struttura, visto che la vicenda si è conclusa senza gravi conseguenze, ma hanno voluto segnalare quanto accaduto alle autorità.
“Se invece della gamba fosse stato un braccio? E se avesse avuto i capelli sciolti invece della cuffia? Sarebbe stata una tragedia”, hanno raccontato.
La famiglia ha spiegato di aver deciso di intervenire perché continuano a emergere casi di cronaca riguardanti bambini risucchiati dagli impianti delle piscine, chiedendo maggiori controlli e sistemi di prevenzione più efficaci.
Il caso di Milano Marittima riaccende il dibattito
Il tema della sicurezza nelle piscine è tornato al centro dell’attenzione anche dopo la morte della piccola Magdalena Kaiser, la bambina di 4 anni annegata nella piscina dell’hotel Continental di Milano Marittima, sulla costa ravennate.
Per la vicenda sono salite a tre le persone indagate. Oltre al padre della bambina, un 55enne accusato di abbandono di minore e assistito dall’avvocato Simone Balzani, sono coinvolti anche due fratelli che gestiscono la struttura, accusati di omicidio colposo.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il padre si sarebbe allontanato momentaneamente dall’area della piscina per recuperare un oggetto, lasciando la figlia nello spazio giochi. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato che i cancelli della vasca erano aperti in un momento in cui il servizio di sorveglianza non era attivo.
Prima di questo episodio, un’altra tragedia aveva coinvolto una bambina di 11 anni, morta dopo essere rimasta con i capelli incastrati in una bocchetta di aspirazione di una piscina in uno stabilimento balneare di Sestri Levante.
La sicurezza delle piscine senza una normativa nazionale unica
Alla base del problema resta anche un vuoto normativo, legato alla mancanza di regole uniformi valide in tutta Italia per la sicurezza degli impianti natatori.
Attualmente requisiti tecnici, controlli e obblighi possono variare da una Regione all’altra. Per superare questa frammentazione è stato presentato un disegno di legge quadro sulla salute e sicurezza nelle piscine, approvato dal governo e arrivato alla Camera, ma il suo percorso parlamentare risulta ancora fermo in commissione Affari sociali.
L’obiettivo della proposta è introdurre criteri comuni per migliorare la sicurezza delle strutture e prevenire incidenti.
Il governo annuncia nuove regole entro ottobre
Dopo gli ultimi episodi, il ministro della Protezione civile Nello Musumeci ha annunciato l’intenzione di accelerare l’approvazione della nuova normativa.
“Abbiamo il dovere di approvare velocemente la nuova legge per mettere in sicurezza le piscine. Sono certo che avverrà entro ottobre”, ha dichiarato il ministro, sottolineando la necessità di rispondere alle richieste dei familiari delle vittime.
Tra le misure allo studio ci sono:
- sistemi anti-intrappolamento per gli impianti di aspirazione;
- maggiori controlli sulla sorveglianza nelle piscine;
- obbligo del bagnino in determinate situazioni;
- barriere per impedire ai minori di accedere alle vasche quando gli impianti sono chiusi;
- strumenti di allarme sonoro per segnalare situazioni di pericolo;
- maggiore disponibilità di dispositivi salvavita, come i defibrillatori.
Musumeci ha inoltre spiegato che è stata richiesta una consulenza all’Università La Sapienza per sviluppare soluzioni tecnologiche contro il rischio di aspirazione.
L’obiettivo della nuova legge sarebbe quello di ridurre tutte le possibili cause e concause che possono trasformare una giornata in piscina in una tragedia.

