Pubblicato il 22 Agosto 2026
La crisi dei pronto soccorso italiani continua a mettere sotto pressione il Servizio sanitario nazionale. Carenza di personale, turni pesanti, aggressioni e burnout stanno rendendo sempre più difficile lavorare nell’emergenza-urgenza e, soprattutto, trattenere medici e operatori.
A lanciare un nuovo appello è Antonio Desai, 35 anni, specialista in medicina d’emergenza-urgenza, che ha affidato a una lettera aperta indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro della Salute Orazio Schillaci e alle istituzioni sanitarie una serie di proposte per rilanciare un settore considerato fondamentale.
Desai è tornato in Puglia nel novembre 2025, dopo circa dieci anni di attività a Milano, all’Humanitas di Rozzano. Nella sua lettera prende spunto anche da un recente episodio avvenuto al pronto soccorso oculistico del Policlinico di Bari, dove era stato segnalato il caso di un paziente con distacco della retina rimasto in attesa per quattro ore.
Secondo quanto ricostruito dal medico, però, il caso sarebbe stato valutato come non urgente e differibile. Nella stessa giornata, su 64 accessi complessivi, 63 sarebbero stati classificati con codici 4 e 5.
Per Desai, episodi di questo tipo mostrano una delle principali difficoltà con cui quotidianamente devono confrontarsi i pronto soccorso: un numero elevato di accessi che potrebbero essere gestiti in altri ambiti del sistema sanitario.
Un esodo che coinvolge intere équipe
Secondo il medico, la situazione non può essere ricondotta soltanto alla mancanza di professionisti.
Il problema, scrive, riguarda infatti un progressivo abbandono dell’emergenza-urgenza da parte di intere équipe. Chi continua a lavorare nei pronto soccorso si trova spesso a sostenere carichi sempre più elevati, con conseguenze sulla motivazione e sul benessere personale.
A pesare sono diversi fattori: turni particolarmente impegnativi, pressione derivante dagli accessi impropri, aggressioni nei confronti del personale sanitario e burnout.
Il rischio, secondo Desai, è che il sistema possa continuare a funzionare soltanto grazie alla disponibilità e al senso di responsabilità di chi rimane, senza però avere più le risorse necessarie per affrontare a lungo termine la situazione.
Le misure proposte per rilanciare l’emergenza-urgenza
Per invertire la tendenza, Desai propone una serie di interventi mirati. Tra questi figura innanzitutto una detassazione specifica per chi lavora nell’emergenza-urgenza, con un’aliquota del 23% applicata al reddito da lavoro dipendente o convenzionato degli operatori del settore.
L’obiettivo sarebbe quello di aumentare il reddito netto dei professionisti senza intervenire direttamente sugli stipendi lordi.
Un’altra proposta riguarda il riconoscimento di una maggiore valorizzazione previdenziale per gli anni trascorsi in pronto soccorso, 118, rianimazione e nelle altre aree critiche. L’idea è riconoscere 1,5 anni di contribuzione per ogni anno effettivamente lavorato in questi settori.
Tra gli interventi indicati c’è anche il potenziamento della libera professione intramuraria per i professionisti impegnati stabilmente nell’emergenza-urgenza, insieme alla possibilità di accedere gratuitamente a percorsi di formazione e perfezionamento nelle discipline maggiormente richieste a livello territoriale.
Più informazione e maggiori tutele per il personale
La lettera contiene anche una proposta per una campagna nazionale sull’utilizzo appropriato del pronto soccorso, con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul corretto ricorso ai servizi di emergenza.
Desai chiede inoltre incentivi economici e progressioni di carriera per chi sceglie di rimanere a lungo nelle aree critiche, oltre a procedure più semplici e rapide per l’assunzione e la stabilizzazione del personale.
Un capitolo importante riguarda infine la sicurezza: secondo il medico è necessario garantire maggiori tutele legali agli operatori sanitari, soprattutto in un contesto nel quale le aggressioni rappresentano uno dei fattori che contribuiscono al disagio professionale.
“Restituire dignità a una professione essenziale”
Desai precisa che le sue richieste non rappresentano una semplice rivendicazione economica. L’obiettivo, spiega, è mettere in campo interventi mirati capaci di rendere nuovamente attrattivo il lavoro nell’emergenza-urgenza.
Il punto centrale è evitare che la perdita di personale diventi un problema ancora più difficile da affrontare per il Servizio sanitario nazionale.
Chi lavora ogni giorno nei pronto soccorso, sostiene il medico, non chiede riconoscimenti simbolici, ma condizioni che permettano di continuare a svolgere il proprio lavoro senza arrivare a compromettere la propria vita personale e professionale.
La richiesta è quindi quella di intervenire rapidamente per fermare l’allontanamento degli operatori e garantire al sistema sanitario le professionalità necessarie. L’obiettivo è trattenere chi ha scelto l’emergenza-urgenza, prima che la carenza di personale diventi strutturale e ancora più difficile da gestire

