Pubblicato il 28 Luglio 2026
Temperature estreme in arrivo, ma il vero problema resta il caldo notturno
L’emergenza caldo non si misura soltanto con i picchi delle ore centrali della giornata. Con il progressivo aumento delle temperature legato al cambiamento climatico, anche i valori minimi notturni sono diventati un elemento fondamentale per valutare l’impatto delle ondate di calore.
La quarta ondata di caldo dell’estate 2026 si prepara a colpire l’Italia con temperature elevate e, soprattutto, con notti difficili da sopportare per molte persone.
Attesi picchi fino a 41 gradi nei primi giorni di agosto
Dalla metà della settimana il caldo tornerà a intensificarsi su gran parte della Penisola. Secondo le previsioni di 3BMeteo, il momento più critico è atteso nei primi giorni di agosto, quando diverse aree italiane potrebbero raggiungere valori eccezionali.
Le temperature massime potrebbero arrivare a:
- 39-41 °C in Val Padana;
- valori simili nelle zone interne di Sardegna, Toscana, Umbria e Lazio;
- 36-38 °C nelle aree interne di Puglia e Campania.
Ma il dato più preoccupante riguarda le ore notturne. Durante la fase più intensa dell’ondata di calore, in alcune grandi città le temperature potrebbero restare molto elevate anche dopo le 21-22, aumentando sensibilmente la sensazione di disagio fisico.
A Milano le minime potrebbero non scendere sotto i 27-28 °C, mentre a Roma e Bologna potrebbero attestarsi sui 26-27 °C. A Torino e Firenze sono previste minime intorno ai 25-26 °C.
Notti sempre più calde: il nuovo volto delle estati segnate dal clima che cambia
Il confronto con le grandi ondate di caldo del passato è inevitabile. Secondo il meteorologo Manuel Mazzoleni, se l’estate del 2003 è ricordata per temperature estreme superiori ai 40 gradi e una grave siccità, il 2026 potrebbe risultare particolarmente pesante per la continuità dello stress termico e per la presenza persistente dell’afa.
La differenza principale rispetto al passato sarebbe nella durata del caldo.
La vera criticità non è soltanto il valore massimo raggiunto dal termometro, ma la frequenza e la persistenza delle situazioni di blocco atmosferico, che impediscono un reale ricambio dell’aria.
A peggiorare il quadro contribuisce anche un Mar Mediterraneo più caldo del normale, che favorisce il mantenimento di temperature elevate e rende più frequenti le cosiddette notti tropicali.
Le notti tropicali aumentano e pesano sulla salute
Con il termine notte tropicale si indica una notte in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 °C. Questo fenomeno è diventato sempre più comune negli ultimi anni ed è considerato uno degli effetti più evidenti del riscaldamento globale.
Secondo i dati Istat sui fenomeni meteorologici nei capoluoghi italiani, nel 2023 si sono registrate mediamente 49 notti tropicali, con un aumento di 11 episodi rispetto alla media del periodo 2006-2015.
Il problema principale per il corpo umano è la mancanza di una fase di recupero durante il riposo notturno.
Quando le temperature rimangono elevate anche di notte, l’organismo continua a essere sottoposto a stress termico, costringendo il sistema cardiovascolare a lavorare più intensamente anche durante il sonno.
Il caldo prolungato può inoltre influenzare il sistema nervoso e aumentare la produzione di ormoni legati allo stress, come cortisolo e adrenalina.
Chi soffre di più il caldo notturno
L’aumento delle temperature minime colpisce soprattutto le fasce più fragili della popolazione.
Tra le categorie maggiormente esposte ci sono:
- anziani soli con difficoltà economiche;
- famiglie con risorse limitate;
- studenti e lavoratori che vivono in abitazioni poco isolate.
Anche l’utilizzo del condizionatore presenta alcune difficoltà: non tutti possono permettersi di mantenerlo acceso per molte ore durante la notte a causa dei costi energetici.
Un uso scorretto dell’aria condizionata può inoltre causare alcuni disturbi, come rigidità muscolare, dolori cervicali o lombari e irritazioni delle vie respiratorie. Tuttavia, gli esperti sottolineano che un ambiente fresco resta preferibile ai rischi legati a un’esposizione prolungata a temperature troppo elevate.
Quando potrebbe finire la quarta ondata di caldo
La diminuzione delle ore di luce prevista con l’avvicinarsi della metà di agosto non sarà sufficiente, da sola, a interrompere questa fase di caldo intenso.
Per un vero calo delle temperature sarà necessario un cambiamento della circolazione atmosferica, con l’arrivo di perturbazioni atlantiche o correnti più fresche provenienti dal Nord Europa.
Secondo le ultime tendenze di 3BMeteo, potrebbe verificarsi un primo parziale ridimensionamento dell’ondata di calore entro il primo fine settimana di agosto al Nord, seguito successivamente da un possibile miglioramento anche al Centro-Sud.
La previsione resta comunque da confermare, vista la distanza temporale, ma l’attuale scenario indica una fase calda destinata a protrarsi ancora per diversi giorni.

