Pubblicato il 21 Dicembre 2022
“Non hanno sfasciato i conti, questo è il risultato migliore ma, per tutto il resto vedo una serie di marchette da far impallidire le manovre della Prima repubblica. Ma lì, almeno c’era un’idea di Paese“. Questo l’affondo di Matteo Renzi, in un’intervista, oggi, su La Stampa, dove stronca la Legge di Bilancio del Governo Meloni. “Dare soldi alle società di calcio di serie A che hanno dimostrato di essere incapaci di amministrare e cancellare gli interventi culturali per i 18enni è il simbolo della follia di questa manovra”, sostiene l’ex primo ministro.
Renzi si sofferma sulla misura del 18App: “L’hanno proprio azzerata; quest’anno c’erano 230 milioni, nel 2023 zero. È la cosa peggiore perché tradisce una visione di Paese: si tolgono soldi ai ragazzi che entrano in libreria, ma si stanziano 890 milioni per gli indebitati presidenti delle società di serie A. Io adoro il calcio, ma se in Inghilterra i diritti televisivi sono pagati dieci volte di più è perché c’è una cultura dell’industria sportiva. In Premier League il calcio regala emozioni alla gente, in serie A il governo regala emendamenti a Lotito“. Renzi poi, puntualizza che “Meloni non è Draghi e ce ne stiamo accorgendo tutti”. Infine una stoccata anche per il M5S, accusato di essere “La vera stampella di questo governo. L’abbiamo visto – spiega Renzi – anche sulla pregiudiziale di costituzionalità del Decreto Rave. Il ministro Lollobrigida fa l’ufficiale di collegamento tra grillini e governo. Lo sanno tutti”.

