Pubblicato il 8 Maggio 2026
Il nuovo Report Rifiuti 2025 pubblicato da Federconsumatori Sicilia mette in luce una situazione sempre più critica in Sicilia: i cittadini pagano una tassa sui rifiuti sempre più elevata, ma i risultati sulla raccolta differenziata continuano a essere insufficienti.
Secondo l’associazione, le politiche ambientali adottate negli ultimi anni non hanno prodotto miglioramenti concreti. Anzi, in diversi territori la raccolta differenziata è praticamente stagnante e, in alcuni casi, registra addirittura un calo.
Obiettivi europei mancati e costi in aumento
Già all’inizio del 2025 Federconsumatori aveva previsto che la Sicilia non sarebbe riuscita a raggiungere i nuovi obiettivi europei relativi a raccolta differenziata, riutilizzo e riciclo dei materiali introdotti nel 2024.
Le previsioni si sono rivelate corrette. Nel frattempo, però, le famiglie siciliane continuano a sostenere costi sempre più alti per un servizio che non mostra miglioramenti significativi.
L’associazione critica inoltre il continuo dibattito sugli inceneritori, ritenendo che la priorità dovrebbe essere la creazione di impianti dedicati alla raccolta, al trattamento e al recupero dei rifiuti differenziati, anziché strutture destinate alla combustione dei rifiuti.
Cambiano le famiglie, ma la TARI pesa sempre di più
Per l’edizione 2025 del report sono stati analizzati due modelli familiari differenti:
- una famiglia composta da tre persone in un’abitazione di 100 metri quadrati;
- una persona sola residente in un appartamento di 60 metri quadrati.
Questa scelta riflette i cambiamenti sociali degli ultimi anni, caratterizzati da un aumento di single, anziani che vivono soli ed ex coniugi separati.
Catania è la città più cara
Nel caso della famiglia composta da tre persone, la TARI più elevata della Sicilia si registra a Catania, dove si pagano 602,28 euro annui. Il dato rappresenta un aumento dell’1,1% rispetto al 2024 ed è superiore del 77% rispetto alla media nazionale, ferma a 340 euro.
Anche per chi vive da solo il primato negativo appartiene a Catania: 364,56 euro all’anno, una cifra che supera persino quanto pagano alcune famiglie numerose in altre province siciliane come Messina e Caltanissetta.
L’unica provincia in cui la tassa sui rifiuti è leggermente diminuita è Siracusa, con una riduzione minima dello 0,4%.
Raccolta differenziata quasi immobile
I dati sulla raccolta differenziata descrivono una situazione preoccupante. A livello regionale la Sicilia si ferma al 55,51%, con una crescita quasi irrilevante dello 0,31% rispetto all’anno precedente.
Particolarmente negativo il dato della provincia di Catania, dove la raccolta differenziata è addirittura calata dello 0,37%.
Palermo resta molto indietro
Ancora più critici i numeri di Palermo. Nel capoluogo la raccolta differenziata raggiunge appena il 17,34%, con un incremento minimo dello 0,49%.
In tutta la provincia il dato sale al 36,90%, ma la crescita resta quasi impercettibile (+0,19%).
Solo poche province raggiungono la media nazionale
La media italiana della raccolta differenziata è del 66,6%. In Sicilia soltanto due province riescono a superarla:
- Trapani con il 77,03%;
- Ragusa con il 68,74%.
Vicino alla media nazionale si trovano anche:
- Caltanissetta con il 66,44%;
- Enna con il 66,34%;
- Messina con il 65,65%.
Il quadro generale evidenzia quindi una Sicilia divisa a metà: una parte del territorio riesce a mantenersi in linea con gli standard nazionali, mentre l’altra resta ancora molto distante dagli obiettivi richiesti.
Federconsumatori: “La Sicilia si è fermata”
Il presidente di Federconsumatori Sicilia, Alfio La Rosa, nella foto d’apertura, sottolinea come negli anni passati la Regione avesse mostrato segnali di miglioramento sul fronte della raccolta differenziata, mentre oggi il percorso sembra essersi arrestato.
Secondo La Rosa, questa frenata coincide con il ritorno del dibattito sugli inceneritori, elemento che solleva dubbi sulle reali strategie adottate nella gestione dei rifiuti.
Mancano anche i dati sul riciclo reale
Federconsumatori evidenzia infine un ulteriore problema: i dati disponibili riguardano soltanto la raccolta differenziata, mentre le normative europee impongono obiettivi precisi anche sul riutilizzo effettivo e sul riciclo dei materiali raccolti.
Su questo fronte, conclude l’associazione, la Sicilia sarebbe ancora fortemente indietro, al punto da non avere nemmeno dati completi da analizzare.

