Pubblicato il 8 Luglio 2025
Un omicidio a sangue freddo nel cuore dei Castelli Romani
Un gesto estremo, forse meditato da tempo, ha messo fine a una vicenda drammatica iniziata cinque anni fa. Guglielmo Palozzi, 62 anni, operatore ecologico, ha sparato e ucciso Franco Lollobrigida, 35 anni, l’uomo condannato per l’omicidio di suo figlio Giuliano, avvenuto nel 2020 dopo una brutale aggressione.
Il passato che torna: la morte di Giuliano Palozzi
La tragedia ha origine nel gennaio del 2020, quando Giuliano Palozzi, 34 anni, fu picchiato selvaggiamente da Lollobrigida per un presunto debito di appena 25 euro. Dopo mesi di agonia in ospedale, Giuliano morì. In un primo momento, Lollobrigida fu assolto, sostenendo di aver reagito per legittima difesa, affermando anche che altri partecipanti alla rissa avevano infierito sulla vittima.
Nel maggio 2025, però, la Corte d’Appello ribaltò la sentenza, condannandolo a dieci anni di carcere per omicidio preterintenzionale. In attesa del ricorso in Cassazione, Lollobrigida era ancora a piede libero.
L’incontro fatale in pieno centro
Il dramma si è consumato questa mattina in via Roma, a Rocca di Papa, vicino a piazza della Repubblica, tra giardini pubblici e il capolinea degli autobus. Guglielmo Palozzi stava lavorando con il suo carretto per la nettezza urbana, quando si è imbattuto – o forse ha incontrato di proposito – Franco Lollobrigida.
In cima a una salita, un colpo di pistola alla schiena ha colpito Lollobrigida, sfiorando l’aorta. L’uomo è riuscito a trascinarsi per pochi metri prima di cadere al suolo, davanti agli occhi degli avventori di un bar. I soccorsi sono arrivati subito, ma per lui non c’era più nulla da fare.
Il fermo e le indagini
Guglielmo Palozzi è stato fermato dai carabinieri di Frascati, senza opporre resistenza. A bordo dell’auto dei militari è stato avvistato da alcuni testimoni, mentre gli investigatori proseguono le indagini per ricostruire l’intera dinamica dell’accaduto.
L’arma non è stata ancora ritrovata: si sospetta si tratti di un revolver detenuto illegalmente, poiché sulla scena non sono stati rinvenuti bossoli. Un ruolo cruciale potranno averlo le telecamere di sorveglianza, già acquisite dai carabinieri.
Il movente: un dolore mai sopito
Il movente appare chiaro: un dolore profondo, alimentato da un senso di ingiustizia, ha spinto un padre a vendicare la morte del figlio. Nelle prossime ore, Palozzi verrà interrogato dal magistrato e potrà fornire la sua versione dei fatti.
Una comunità sotto shock, quella di Rocca di Papa, segnata da una tragedia che ha visto due vite spezzate a distanza di anni, in una spirale di violenza che forse poteva essere evitata.

